Allarme sicurezza all’ASL Latina: GPS anti-aggressione, soluzione o palliativo? La CGIL chiede interventi strutturali urgenti al Goretti

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Domenico Panetta
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Un progetto regionale ambizioso, che vede l’ASL di Latina capofila nella sperimentazione di dispositivi anti-aggressione da polso dotati di GPS per il personale sanitario, sta sollevando non poche perplessità. La FP CGIL Frosinone-Latina, pur riconoscendo l’importanza di affrontare il crescente fenomeno delle aggressioni, esprime riserve sostanziali, evidenziando come l’innovazione tecnologica rischi di trasformarsi in un mero esercizio di immagine se non accompagnata da interventi strutturali urgenti e mirati.

La prima criticità sollevata dal sindacato riguarda la tutela dei diritti dei lavoratori. L’introduzione di strumenti con localizzazione GPS, sottolinea la FP CGIL, impone un confronto preventivo e trasparente per evitare che tali dispositivi si trasformino in forme di controllo a distanza non consentite dallo Statuto dei Lavoratori. “Rassicurazioni generiche non sono sufficienti”, dichiara il sindacato, che chiede garanzie precise sulla privacy e sulla corretta gestione di tali dati.

Ma il punto focale della critica della FP CGIL si concentra sulla “paradossale contraddizione tra l’ingente investimento in tecnologie avanzate e la persistente precarietà delle misure di sicurezza presso il Presidio Ospedaliero ‘Santa Maria Goretti'”. Criticità croniche, già segnalate più volte, ma finora affrontate con una “inquietante mancanza di determinazione”.

I varchi dell’ospedale, denunciano i delegati sindacali Alessandro Bellassai e Vincenzo D’Auria, continuano a essere “sostanzialmente fuori controllo”, privi di procedure efficaci per il monitoraggio e il filtraggio degli accessi. Stessa situazione inaccettabile per i locali spogliatoio, dove le porte rimangono “sistematicamente aperte e prive di ogni forma di vigilanza”, esponendo il personale a rischi costanti. A completare il quadro, una presenza di polizia attiva solo al mattino e non tutti i giorni.

“A cosa serve un pulsante tecnologicamente avanzato se mancano le più elementari misure di sicurezza passiva?” si interroga con forza la FP CGIL. Il rischio concreto è che il progetto si riduca a un intervento di facciata, utile a rassicurare l’opinione pubblica, senza però risolvere i problemi strutturali che mettono quotidianamente a rischio chi lavora in prima linea.

Il segretario FP CGIL, Claudio Maggiore, ribadisce con fermezza che la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori non può essere delegata a singoli strumenti tecnologici, ma deve poggiare su un sistema di protezione integrato e strutturale. Questo sistema, secondo il sindacato, deve basarsi su quattro pilastri fondamentali:

• Controllo rigoroso e filtraggio degli accessi: Procedure certe e presidiate per il monitoraggio di chiunque entri nelle strutture.

• Vigilanza costante e attiva: Presenza fisica di personale addetto alla sicurezza h24, con particolare attenzione alle aree sensibili.

• Potenziamento degli organici: Un numero adeguato di professionisti è essenziale per una struttura sicura, la carenza di personale è essa stessa un fattore di rischio.

Solo all’interno di questo quadro organico, afferma la FP CGIL, l’adozione di dispositivi tecnologici potrà rappresentare un reale valore aggiunto. Per discutere l’attuazione del progetto e affrontare le croniche carenze del presidio ospedaliero, la FP CGIL ha formalmente richiesto un confronto urgente con i vertici dell’ASL Latina. La sicurezza del personale, sembra essere il messaggio, non può attendere.

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