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Il portavoce di Unicef Italia in Terra di Lavoro ha incontrato studenti, dirigenti e comunità educanti, portando il racconto dei conflitti attraverso lo sguardo dei bambini
Il bilancio dopo il tour educativo e civile nel territorio casertano, promosso dal Comitato Unicef di Caserta con la presidente provinciale Lia Pannitti

di Carlo Pascarella
C’è un istante in cui il racconto smette di essere cronaca e diventa presa di posizione morale. Accade quando la parola non protegge chi parla, ma chi ascolta. È in questo spazio, fragile e necessario, che si è collocato il recente tour di Andrea Iacomini in Terra di Lavoro, un percorso di incontri che, tra Caserta e Mondragone, ha trasformato aule scolastiche e luoghi della cultura in spazi di consapevolezza.
Giornalista professionista, autore e comunicatore impegnato sui fronti umanitari internazionali, Andrea Iacomini è oggi portavoce di Unicef Italia. Da anni racconta guerre e crisi non attraverso la lente della geopolitica, ma seguendo il filo più esposto e più vero: quello dell’infanzia violata. Un lavoro di testimonianza che si affianca a un’intensa attività di formazione civile, soprattutto nelle scuole, dove il racconto diretto diventa strumento educativo e responsabilità condivisa.

Nel tour casertano, Iacomini è stato ospite del Comitato provinciale Unicef di Caserta, guidato dalla presidente Lia Pannitti, incontrando anche dirigenti provinciali e rappresentanti istituzionali impegnati nelle politiche educative e sociali del territorio. Un momento di confronto che ha ribadito il ruolo centrale dell’Unicef non solo come organismo di intervento umanitario, ma come presidio culturale e civile nelle comunità locali.
A Mondragone, il percorso ha assunto anche una forte valenza simbolica e culturale con la visita al Museo Civico, luogo identitario della città, dove il racconto dei conflitti e dei diritti negati si è intrecciato con la memoria storica e il patrimonio del territorio. Sempre a Mondragone, Iacomini ha incontrato studentesse e studenti del Liceo scientifico “Galileo Galilei”, dialogando con una comunità scolastica attenta e partecipe, capace di confrontarsi senza retorica sui temi della guerra, della pace e della responsabilità individuale.

Determinante, in tutte le tappe, il lavoro di coordinamento e radicamento svolto dal Comitato Unicef di Caserta e dalla sua presidente Lia Pannitti, figura di riferimento per l’azione dell’organizzazione sul territorio. Il suo impegno costante, in raccordo con il livello regionale di Unicef, ha reso possibile un percorso coerente e profondo, capace di coniugare testimonianza diretta, metodo educativo e presenza istituzionale. Andrea Iacomini, al termine dell’ultimo incontro in Terra di Lavoro, ha risposto alle domande in un’intervista.

Che riscontro hai colto in queste scuole e quanto è importante oggi coinvolgere giovani che sembrano lontani dai conflitti?
«Sono lontani solo sulla carta geografica. In realtà sono vicinissimi. Questi ragazzi hanno una sensibilità e un’attenzione straordinarie, soprattutto quando i temi vengono raccontati con verità, senza sovrastrutture di geopolitica. Raccontare ciò che ho visto sul campo, le storie reali di bambini e famiglie, genera un’attenzione autentica. Qui ho trovato comunità scolastiche di altissimo livello e una sinergia con Unicef Caserta davvero esemplare. In cinque anni ho attraversato moltissime città, ma questi incontri restano tra i più intensi e significativi del mio percorso».
Nei tuoi libri e negli incontri pubblici restituisci la guerra attraverso lo sguardo dei bambini. Perché questa prospettiva riesce a incidere più di qualsiasi dato?
«Perché è vera. Sono storie di vita. Il bambino che vorrebbe dormire per poter sognare, la madre che suona il pianoforte mentre intorno cadono le bombe, la bambina che immagina una borsetta con i suoi oggetti più cari e invece è costretta a fuggire, o la piccola resa disabile dai razzi che vuole partecipare alle attività di Unicef. Sono racconti che scuotono perché restituiscono la realtà nuda. E ci ricordano che oggi l’infanzia vive la fase più drammatica della sua storia recente».
In questo quadro emerge anche il tema della responsabilità collettiva.
«Spesso diciamo “restiamo umani”, ma non ci siamo riusciti. Oggi dobbiamo fare qualcosa di diverso: aiutare i giovani a diventare i nuovi umani. È un concetto più avanzato. Lavorare con loro significa costruire una generazione che domani non ripeterà ciò che oggi è costretta a vedere. In Italia, per fortuna, a non subire. Altrove, purtroppo, sì».
Se questo tour nel Casertano dovesse lasciare un messaggio alle nuove generazioni, quale sarebbe?
«Non essere indifferenti. L’indifferenza è un crimine contro l’umanità, esattamente come le bombe. Oggi oltre 500 milioni di bambini vivono in situazioni di guerra. Tenerli ai margini significa accettare quella violenza. Le nuove generazioni devono diventare protagoniste del cambiamento, e noi abbiamo il dovere di accompagnarle».
Il passaggio di Andrea Iacomini tra Caserta e Mondragone lascia una traccia che va oltre il singolo evento. In un tempo in cui l’informazione rischia di anestetizzare, riportare al centro lo sguardo dei bambini significa restituire senso alla parola pubblica. Perché scegliere di non essere indifferenti, oggi, non è un’opzione: è una responsabilità.






