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Un cherubino dal volto decisamente… istituzionale. Sta facendo il giro dei social la notizia riportata da Repubblica riguardo al restauro di un affresco nella storica Basilica di San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma. Il dettaglio che ha scatenato la bufera? I lineamenti di un angelo che, a seguito dell’intervento, sembrerebbero richiamare in modo inequivocabile il volto della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Un restauro che divide
Quello che doveva essere un ordinario lavoro di conservazione su un bene tutelato si è trasformato in un caso politico nazionale. Secondo le prime indiscrezioni e il confronto fotografico “prima e dopo”, il viso del putto avrebbe perso le sue fattezze originali per assumere quelle della Premier.
Il Partito Democratico è passato immediatamente all’attacco. I parlamentari dem hanno sollevato forti dubbi sulla regolarità dell’operazione, sottolineando come la tutela dei beni culturali debba restare rigorosamente neutrale e fedele alla storia.

L’affondo del PD: “Intervenga il Ministro”
L’opposizione non usa mezzi termini e chiede chiarezza immediata al Ministero della Cultura:
“Chiediamo che il ministro Giuli attivi la Soprintendenza. È inaccettabile l’ipotesi che l’intervento di restauro su un bene tutelato presenti una potenziale grave violazione del Codice dei Beni culturali, indipendentemente dal fatto che si tratti del volto di Giorgia Meloni.”
Cosa dice il Codice dei Beni Culturali?
Il punto della questione non è solo estetico o politico, ma normativo. Il Codice dei Beni Culturali impone che ogni restauro:
• Rispetti l’integrità storica dell’opera.
• Eviti integrazioni arbitrarie o “rifacimenti” che ne alterino il significato.
• Sia autorizzato e vigilato dalle autorità competenti (Soprintendenze).
Se venisse confermato il “ritocco” volto a omaggiare la figura politica del momento, ci troveremmo di fronte a un precedente singolare quanto discusso nella storia del restauro italiano







