Caporalato digitale: il Tribunale di Milano commissaria Glovo

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Domenico Panetta
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MILANO – Una nuova scure giudiziaria si abbatte sul mondo delle consegne a domicilio. Il Pubblico Ministero di Milano, Paolo Storari, ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per caporalato nei confronti di Foodinho, la filiale italiana del colosso spagnolo del delivery Glovo.

siamo in via XX settembre 3- Cassino

L’inchiesta, che scuote le fondamenta della gig economy nel nostro Paese, punta il dito contro un sistema di sfruttamento sistematico ai danni dei circa 40.000 rider impiegati sul territorio nazionale. Secondo gli accertamenti condotti dalla Procura, le condizioni lavorative imposte dalla piattaforma avrebbero superato la soglia della legalità, sfociando in un vero e proprio sfruttamento del lavoro.

Le analisi contabili effettuate dagli inquirenti rivelano un quadro allarmante. Ai lavoratori sarebbero state corrisposte retribuzioni definite “sotto la soglia di povertà”. Nello specifico, i dati evidenziano paghe:

• Inferiori fino al 76% rispetto alla soglia di povertà calcolata dall’ISTAT.

• Inferiori dell’81% rispetto ai parametri stabiliti dai contratti nazionali di settore.

Il commissariamento (o controllo giudiziario) non comporta la sospensione dell’attività, ma l’affiancamento di un amministratore nominato dal Tribunale. L’obiettivo è duplice: garantire la continuità aziendale e, contemporaneamente, bonificare il modello di business, assicurando che i lavoratori ricevano compensi dignitosi e tutele previdenziali a norma di legge.

Questo intervento si inserisce in una più ampia strategia della Procura di Milano volta a contrastare il cosiddetto “caporalato digitale”, dove l’algoritmo, se non regolamentato, rischia di diventare uno strumento per eludere i diritti fondamentali dei lavoratori più vulnerabili.

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