Casalesi, maxi sequestro da oltre 2 milioni: colpito il gruppo Schiavone

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Carlo Pascarella

Operazione della Direzione Investigativa Antimafia su disposizione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere: sigilli a società, beni immobili e rapporti finanziari riconducibili a soggetti ritenuti vicini al clan.

L’inchiesta patrimoniale della Procura di Napoli ricostruisce un sistema di imprese e intestazioni fittizie ritenuto funzionale al reimpiego di capitali illeciti nel circuito economico legale.

di Carlo Pascarella 

Casal di Principe – Un’operazione di rilievo nel panorama delle misure di prevenzione antimafia ha portato al sequestro di un consistente patrimonio riconducibile a soggetti ritenuti vicini al clan dei Casalesi, con specifico richiamo al gruppo Schiavone, storica articolazione del sodalizio criminale operante nell’area casertana.

Il provvedimento, eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia in esecuzione di un decreto del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione, riguarda beni per un valore complessivo superiore ai due milioni di euro.

L’azione giudiziaria nasce da articolate proposte formulate dalla Procura della Repubblica di Napoli e dalla stessa DIA, nell’ambito di un più ampio filone di prevenzione patrimoniale rivolto a soggetti ritenuti inseriti o comunque contigui alle dinamiche del clan.

Tra i destinatari figura un imprenditore operante nel settore edilizio e degli appalti, con attività concentrate sia nel comparto pubblico che privato e una significativa presenza nel mercato dei materiali per cantieri stradali, quali marmi e porfidi.

Secondo gli accertamenti investigativi, tale soggetto avrebbe raggiunto una posizione economica di rilievo anche attraverso rapporti riconducibili a esponenti del gruppo Schiavone del clan dei Casalesi.

Le indagini condotte dal Centro Operativo DIA di Napoli, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno ricostruito un sistema societario complesso, strutturato attraverso più livelli di interposizione.

Questo assetto avrebbe permesso, secondo gli inquirenti, il reimpiego di capitali di origine illecita e la loro progressiva integrazione nel circuito economico legale.

Nel quadro emergono anche condotte di riciclaggio e operazioni di intestazione fittizia di beni, realizzate mediante prestanome e con il contributo di un familiare del principale destinatario, anch’egli colpito da misura di prevenzione.

Il profilo dell’imprenditore risulta inoltre già segnato da vicende giudiziarie pregresse, tra cui la condanna definitiva nel procedimento “Spartacus” per associazione di tipo mafioso ai sensi dell’articolo 416 bis del codice penale.

Costruzioni Laziali

Successivi approfondimenti investigativi, risalenti al 2022, hanno ulteriormente ribadito ipotesi accusatorie analoghe, rafforzando il quadro complessivo.

Parallelamente, il Tribunale ha disposto un ulteriore sequestro nei confronti di un secondo soggetto ritenuto storico esponente del clan dei Casalesi.

Anch’egli già condannato in via definitiva, sarebbe stato attivo nelle attività estorsive e nel reinvestimento dei proventi illeciti derivanti dalle attività del sodalizio.

Secondo le risultanze investigative, avrebbe avuto un ruolo di raccordo tra le componenti detenute dell’organizzazione e quelle operative sul territorio.

Lo stesso risulterebbe inoltre coinvolto in rapporti con ambienti politico-amministrativi locali, fungendo da elemento di connessione in dinamiche legate alla vita elettorale nel territorio di Casal di Principe. Un quadro, questo, che secondo gli atti avrebbe favorito intrecci tra interessi criminali e circuiti del consenso.

Le verifiche patrimoniali hanno evidenziato disponibilità economiche non coerenti con i redditi dichiarati, elemento ritenuto significativo ai fini delle misure di prevenzione. Il Tribunale ha quindi disposto il sequestro di quattro società, cinque beni immobili, due autovetture e ventiquattro rapporti finanziari.

Il valore complessivo stimato supera i due milioni di euro, con contestuale avvio delle procedure finalizzate alla confisca. Per una delle posizioni è stata disposta la confisca di primo grado, mentre per le altre il vincolo assume carattere cautelare in attesa dei successivi sviluppi processuali. Si tratta infatti di misure inserite nella fase preventiva del procedimento, soggette agli ordinari mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

L’intervento si inserisce nella più ampia strategia di aggressione ai patrimoni riconducibili alla criminalità organizzata campana. Una linea d’azione che mira a incidere non soltanto sulle strutture associative, ma soprattutto sulle risorse economiche che ne garantiscono la persistenza.

In tale prospettiva, l’operazione conferma il ruolo centrale dell’azione congiunta tra magistratura e Direzione Investigativa Antimafia. Il risultato conseguito determina un’ulteriore sottrazione di risorse a circuiti economici ritenuti contigui al clan dei Casalesi.

Nel complesso, il sequestro rappresenta un ulteriore passaggio nel progressivo indebolimento delle disponibilità patrimoniali riconducibili al gruppo Schiavone, in una più ampia attività di contrasto alla penetrazione camorristica nell’economia legale.

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