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San Giorgio a Liri – Analisi alla mano, il comitato civico guidato da Francesco Lavalle interviene sull’esito dei rilievi effettuati dopo l’incendio della Remat. L’obiettivo è offrire alla cittadinanza una chiave di lettura chiara, equidistante da ogni forma di allarmismo ingiustificato ma anche lontana da un facile e affrettato rassicurazionismo.
L’elemento di partenza è positivo: i report ufficiali stilati da ARPA Lazio — che ha analizzato i suoli alla ricerca di diossine, furani, PCB e IPA — confermano che tutti i campioni prelevati rientrano ampiamente nei limiti di legge stabiliti per le aree verdi, private e residenziali. Un quadro confortante che trova riscontro anche nei campionamenti promossi autonomamente da gruppi di cittadini, i quali, pur privi di valore giuridico, hanno registrato concentrazioni al di sotto delle soglie di rischio.

Accanto ai dati confortanti, il Comitato evidenzia tuttavia alcune anomalie che impongono di non abbassare la guardia. Il riflettore è puntato in particolare sul campione numero 5 prelevato nel territorio di San Giorgio a Liri. Qui i livelli di diossine e furani si sono attestati a 0,0000054 mg/kg: una cifra legalmente conforme (la soglia massima è 0,000010 mg/kg), ma che raggiunge il 54% del limite consentito ed è quasi quattro volte superiore ai valori riscontrati negli altri punti di prelievo ufficiali. Una difformità analoga è emersa anche in uno dei campioni privati, a dimostrazione di una distribuzione non omogenea dei depositi.
A sollevare i perplessità maggiori è però la copertura geografica e temporale dei controlli. Su un totale di nove campionamenti del suolo eseguiti da ARPA, soltanto due hanno interessato San Giorgio a Liri, individuati sulla base di modelli teorici di dispersione.

Secondo quanto ricostruito dal Comitato — anche attraverso testimonianze e materiale fotografico raccolto sul campo — nei giorni successivi al rogo la nube tossica ha stazionato a lungo su diverse porzioni del centro abitato, in particolare durante la notte e nelle prime ore del mattino. Il punto cruciale riguarda la qualità dell’aria: la documentazione fornita da ARPA non riporterebbe misurazioni puntuali dell’aria per diossine e contaminanti svolte nell’abitato durante le ore di massima presenza dei fumi.

Alla luce di questi elementi, la posizione di Francesco Lavalle e del comitato civico si riassume in tre direttrici: no all’allarmismo, no alla superficialità, sì alla trasparenza e a verifiche complete.
Per colmare le lacune evidenziate, il Comitato San Giorgio Prima di Tutto ha annunciato l’intenzione di avviare, in collaborazione con altre realtà associative del territorio, una nuova campagna di campionamenti. Le analisi verranno estese alle zone finora escluse dai rilievi e condotte secondo protocolli rigorosi per garantire piena validità giuridica ai risultati. La linea resta netta: i valori sotto soglia sono un’ottima notizia, ma la mancanza di dati su specifiche aree non equivale automaticamente ad un’attestazione di sicurezza.






