Cassino Calcio, il pareggio di Montespaccato è la resa: il fallimento di un progetto senza visione

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Domenico Panetta
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Sport – Sette mesi. È il tempo che separa l’annuncio della crisi dalla sua definitiva, amara consacrazione. Per mesi si è parlato di una “armata brancaleone”, di una gestione approssimativa, di una rosa che mostrava crepe strutturali ben prima che la classifica diventasse un verdetto senza appello. Oggi, sul campo di Montespaccato, è arrivata la prova definitiva che non si è trattato di sfortuna, ma di un fallimento programmato.

Lo scontro diretto contro il Montespaccato doveva essere l’ultima chiamata, il momento della verità per una squadra che, numeri alla mano, è stata costruita con le fondamenta dell’amatorialità. Non aver rinforzato la rosa nel mercato di riparazione è stata, a posteriori, la condanna definitiva. Una società che punta alla salvezza non può permettersi di approcciare partite decisive con un gruppo che sembra aver smarrito la bussola già ad agosto.

Al 39′ arriva la doccia fredda: Ruzisc sigla il vantaggio per il Montespaccato, facendo capire, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la differenza di approccio e di qualità tra chi ha un piano e chi subisce il gioco. Il pareggio di Tribelli, arrivato in una mischia confusa, è solo il sintomo di una squadra che non crea gioco, ma spera nell’episodio.

La critica tecnica più dura va riservata alla gestione tattica. Insistere ossessivamente sul 3-5-2 in un contesto di emergenza perenne è una scelta che lascia interdetti. Una squadra che non segna, che subisce, che è inchiodata all’ultimo posto della classifica, ha bisogno di dinamismo, non di rigidità tattiche che, come si vede nello schema sopra, richiedono automatismi e qualità sugli esterni che questo gruppo, purtroppo, non possiede. Continuare a schierare la squadra in questo modo, ignorando i limiti evidenti, significa essere “dilettanti allo sbaraglio”.

La stampa sportiva ha il dovere di raccontare la realtà, non di vendere illusioni. Oggi la realtà dice che il Cassino Calcio è una squadra che non ha dato risposte. Le altre dirette concorrenti corrono, allungano, costruiscono la propria salvezza, mentre il Cassino resta a guardare.

È tempo di un mea culpa collettivo da parte della proprietà. La piazza merita rispetto e trasparenza. Se l’attuale assetto non è in grado di garantire un futuro dignitoso e competitivo, l’unico atto di amore verso questi colori è fare un passo indietro e affidare il club a mani competenti, capaci di dare una direzione professionale a una società che, allo stato attuale, ha smarrito la propria identità. Il match salvezza finisce 1-1 con le altre che allungano sul Cassino. 

 

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