Cassino e il Teorema della “Piazza Quantistica”: se il Green è solo un colore per coprire le idee

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Domenico Panetta
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L’editoriale del direttore 
Ma l’avete sentita l’ultima? No, perché a Cassino non ci facciamo mancare nulla, specialmente quando si tratta di voli pindarici. L’ultima frontiera del dibattito cittadino è la “Piazza Green”. Un’idea bellissima, per carità: siamo in democrazia e sognare non costa nulla. C’è chi sogna di sbancare il Superenalotto e chi sogna di trasformare Piazza Labriola in una succursale della Foresta Amazzonica.

Il problema, però, è puramente matematico. Se vinci al Superenalotto, almeno sai quanto hai incassato. Qui, invece, se provi a chiedere: “Scusa, ma concretamente come la facciamo questa piazza?”, cala il silenzio siderale.

Siamo davanti a un concetto mistico, una sorta di “Piazza Quantistica”: esiste solo nel pensiero dell’osservatore.  I costi? Un mistero gaudioso. I materiali? “Ehh, useremo materiali bio-eco-compatibili-compatibilissimi”. Che tradotto dal politichese stretto significa: la facciamo di cartapesta e bucce di banana? La manutenzione? Per quella ci affideremo probabilmente alle ninfe del Gari o a qualche rito propiziatorio.

Al contrario, il progetto presentato dall’amministrazione ha almeno il pregio della realtà: lì i materiali si conoscono, il budget è messo nero su bianco e la visione è tangibile. Eppure, nel grande calderone della politica nostrana, sembra che la concretezza sia diventata un optional fastidioso.

Oggi la politica è un minestrone dove basta buttare dentro parole che suonano bene — “Green”, “Smart”, “Sostenibile” — per servire in tavola l’illusione. Se domani qualcuno si svegliasse chiedendo una pista ciclabile per la Luna, troverebbe sicuramente un comitato pronto a firmare la petizione.

Ma la domanda sorge spontanea: non ci avrete mica stancato? Perché la memoria del cassinate è lunga, anche se qualcuno spera nel contrario. Abbiamo già dato. Abbiamo ascoltato chi voleva spostare le scuole come se fossero mobili dell’IKEA (“Questa la mettiamo lì, quella la giriamo di qua, così prende più luce”, citazione d’autore firmata Buongiovanni). Abbiamo assistito alla saga della funivia, con tanto di conferenza stampa pre-elettorale. Volevano farci volare sopra i palazzi per andare a prendere il caffè, un remake di Ritorno al Futuro ambientato tra la nebbia del mattino e la vista panoramica sui panni stesi dei vicini.

E allora, visto che siamo in vena di regali e di sparate colossali, mi prenoto anche io. Se dobbiamo esagerare, facciamolo con stile! Io, non mi accontento della piazza green. Chiedo ufficialmente:

1. Un bosco verticale in via Pascoli (perché il verde non è mai abbastanza).

2. Una colonia di fenicotteri rosa stanziale nella fontana di Piazza XV Febbraio.

3. Un servizio di gondole ecologiche che sfrutti le le perdite delle tubature condominiali.

Almeno, se dobbiamo restare nel dubbio atroce di quanto ci costi e di come si realizzi, facciamolo con un tocco di classe.

siamo in via XX settembre 3- Cassino

Un’ultima nota a margine: chi oggi propone ricette miracolose ha già incassato il verdetto delle urne. E, se la memoria non ci inganna (specialmente guardando il numero esiguo di voti raccolti da certi candidati), forse sarebbe il caso di smetterla di propinare idee già bocciate dalla realtà. La democrazia è bella perché tutti possono parlare, ma è ancora più bella quando si ha la verecondia di non annoiare chi, quella realtà, la vive ogni giorno.

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