Cassino, il “giorno senza tempo” di Danilo Grossi: dal dietro le quinte al palco del palazzo della cultura

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Redazione Dossier Quotidiano
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Dopo il successo del debutto romano al Monk, l’ex assessore e operatore culturale presenta nella “sua” Cassino il primo album da cantautore. Un viaggio tra storie civili, memoria e introspezione.

di Redazione
Cassino  – C’è un filo invisibile che unisce la gestione della cultura alla creazione della stessa. Per anni, Danilo Grossi è stato colui che quel filo lo ha teso per gli altri, organizzando festival, coordinando il MArteLive e guidando le politiche culturali di Cassino. Il prossimo 18 aprile, quel filo lo porterà finalmente al centro della scena, proprio in quel Palazzo della Cultura che rappresenta uno dei simboli della sua attività amministrativa e del riscatto sociale della città.

Dopo l’anteprima nazionale dello scorso 25 marzo al Monk di Roma, Grossi sceglie Cassino per la seconda tappa fondamentale di “In un giorno senza tempo”, il suo primo lavoro discografico edito da Juno Records. Non è una scelta casuale: il Palazzo della Cultura, bene confiscato alla criminalità e restituito alla cittadinanza, è il luogo che meglio incarna l’idea di cultura come impegno civile che ha caratterizzato la carriera di Grossi.

Prodotto presso lo studio Piano B di Roma con la supervisione di Roberto Cola e la cura editoriale di Francesco Lo Brutto, l’album si presenta come un progetto solido, disponibile sia in digitale che in formato fisico (CD e vinile), impreziosito dalla copertina d’autore di Roberto Miele.

Il disco non è solo un debutto, ma la sintesi di una vita passata a osservare il mondo della musica indipendente. Grossi si spoglia della veste di critico e organizzatore per indossare quella, più intima, del cantautore. Le tracce si muovono su due binari paralleli: Il privato e l’emozione: Brani come Di padre in figlio esplorano i legami generazionali, mentre Donna da un’ora racconta con delicatezza il rito di passaggio della “prima volta”. Il sociale e la storia: Il disco non rinuncia alla narrazione civile. Da La Maschera di Cera (storia di sofferenza e rinascita di una prostituta) a La legge degli uomini di Dio (sul celibato ecclesiastico), fino al tema del fine vita in Prigioniero di una vita.

Non manca l’omaggio alla grande scuola italiana con una versione acustica e minimale di Sei così bella di Ivan Graziani, un tributo a un artista spesso troppo poco celebrato.

“Mi piace raccontare. Quello che vedo fuori e quello che sento dentro,” scrive Grossi nelle note di copertina. È proprio questa urgenza narrativa a guidare il concerto di Cassino, che si preannuncia come un evento non solo musicale, ma umano. Per la città sarà l’occasione di scoprire una nuova veste di una figura familiare, quella di un artista che ha deciso di “mettersi dall’altra parte del palco” per consegnare al pubblico il proprio sguardo sul mondo.

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