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Cassino– Il nuovo corso del Cassino Calcio prende ufficialmente forma e lo fa ripartendo da una certezza interna che fa discutere: Davide Mancone. Una scelta, quella di affidarsi nuovamente al tecnico della retrocessione, che ha spaccato in due la piazza. Da un lato c’è chi sostiene che la riconferma fosse un atto dovuto, quasi un premio per un allenatore che nell’ultima e sfortunata stagione ha fatto da padre, da psicologo e da collante per lo spogliatoio. Dall’altro, però, si leva il coro dei pragmatici: il calcio non è una seduta terapeutica. Nel pallone contano i numeri, i punti e i gol, sia che l’obiettivo sia una salvezza, sia che si punti a vincere il campionato.

E a proposito di numeri e fatti, la storia recente parla chiaro: finora l’unico dato certo, incontrovertibile, è che Nicandro Rossi è stato l’unico presidente capace di portare e mantenere stabilmente il Cassino in Serie D. Un’eredità pesante con cui la nuova dirigenza dovrà inevitabilmente fare i conti.
La nuova dirigenza, guidata dal direttore generale Luigi Lunghi, predica però calma e lungimiranza, tracciando linee guida chiare: “Non è un progetto fine a se stesso, ma a lungo termine. Qui si può fare molto bene, e non solo nel mondo sportivo”.

Lunghi ha promesso una squadra competitiva, nel massimo rispetto dei tifosi e della città. Ma cosa si intende, stringi stringi, per “lungo termine”? L’obiettivo dichiarato è agguantare la Lega Pro. Dietro questa ambizione c’è anche un calcolo economico lucido: la nuova proprietà vede infatti un campionato in terza serie come decisamente più sostenibile a livello economico rispetto all’Eccellenza, grazie al ritorno in termini di contributi, diritti e visibilità.

All’inizio di questa nuova era non poteva mancare il pensiero dell’ex patron, Nicandro Rossi, che ha voluto commentare il passaggio di consegne con la sua solita schiettezza: “Nel calcio due più due non fa mai quattro, occorre pazienza. Ho ceduto la società perché credo fortemente nel progetto di Lunghi. Continuerò a essere un grande tifoso del Cassino e a dare, se necessario, il mio contributo alla società”. Rossi ha poi lanciato un appello accorato alla piazza: “I tifosi devono continuare a sostenere la società e, soprattutto, devono andare allo stadio”.

In attesa dei primi colpi di mercato e dei gol, l’unica nota di colore di questo passaggio di proprietà è squisitamente finanziaria. Concedeteci una battuta ironica: per ora, l’unica ad aver avuto un ritorno economico immediato e certo da tutta questa operazione è la Banca Popolare del Cassinate, che si ritrova in cassa un cliente e un imprenditore di peso in più come correntista: il nuovo presidente Persichilli.

Battute a parte, l’atmosfera è carica di aspettative. La nuova società merita i giusti complimenti e il beneficio del dubbio per l’inizio di questa avventura. Come sempre, tutte le considerazioni finali le rimandiamo all’unico giudice supremo: il rettangolo verde.







