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Legalità, giovani e responsabilità: l’incontro del magistrato promosso dalla dirigente Annamaria Orso all’Istituto “Torrente”
di Carlo Pascarella
Le scuole che si aprono al mondo non offrono soltanto nozioni tecniche o protocolli operativi: offrono visioni. Quando confluiscono in uno stesso luogo disciplina morale, testimonianza personale e impegno civile, nasce qualcosa che trascende l’aula e si radica nel pensiero dei giovani come seme di futuro.” di Casoria, che ha ospitato un dialogo di alta densità culturale con il magistrato Catello Maresca, figura nota per il suo impegno nella lotta alle mafie e per la sua intensa attività di diffusione di una cultura della responsabilità.
L’incontro si è svolto stamattina, a partire dalle 10, presso la sede di via Duca D’Aosta, alla presenza di numerosi studenti, docenti e rappresentanti delle istituzioni del territorio.
«La legalità non è una conquista ma un impegno, e ogni impegno nasce dal linguaggio che scegliamo»: Maresca ha consegnato fin dalle prime battute una prospettiva che invita a guardare oltre i cliché di una retorica formale. Le sue parole non si sono limitate a descrivere un valore astratto: hanno esplorato la relazione concreta tra le scelte quotidiane di ciascuno e la qualità della convivenza civile.

Moderata con lucidità dalla professoressa Maria Eyman, la mattinata ha visto interventi di rilievo da parte della dirigente dottoressa Annamaria Orso, instancabile promotrice dell’iniziativa, del sindaco di Casoria Raffaele Bene, del dottor Fulvio Rizzo in rappresentanza dell’Associazione Unica( Unione Nazionale Italiana della Cultura Antimafia), e della signora Fiorenza Cossentino, madre di Martina Carbonaro, la cui testimonianza ha conferito alla riflessione un’accezione di straordinaria umanità.
Nel dialogo con i giovani, Maresca ha approfondito il tema della comunicazione digitale come spazio di confronto ma anche di rischio. Ha ricordato come i social media, pur offrendo opportunità di condivisione, possano anche amplificare stereotipi, banalizzazioni e aggressività verbale, disorientando chi è ancora nella fase di costruzione delle proprie categorie critiche. In un contesto in cui “dire” spesso precede “pensare”, la scelta delle parole diventa un presupposto etico imprescindibile.

Un passaggio forte della sua riflessione ha toccato la tragica vicenda di Martina Carbonaro, la quattordicenne di Afragola vittima di un omicidio avvenuto nella primavera scorsa che ha scosso profondamente l’opinione pubblica e ha sollevato domande drammatiche sui meccanismi di relazione e di inclusione tra i giovani. La memoria di Martina, evocata con delicatezza, ha invitato a interrogarsi non solo sulla gravità dei fatti, ma su come la cultura scolastica e familiare possa diventare presidio educativo concreto contro la violenza e l’indifferenza.
Accanto a questo, Maresca ha dedicato una parte significativa del suo intervento alla figura di Giovanni Falcone, come autore del volume Il genio di Giovanni Falcone. Prima il dovere. L’opera – presentata in numerose sedi nazionali in proiezione di una cultura antimafia diffusa e partecipata – non si limita a raccontare la biografia di Falcone ma ne interpreta il metodo: integrità, rigore, dedizione allo Stato e fiducia nei giovani come linfa di una speranza civile. Falcone, secondo Maresca, fu non soltanto magistrato ma “genio” nella capacità di coniugare ragione e coraggio, rigore e intuizione, dando forma a un modello di impegno che sfida ogni forma di illegalità e di banalizzazione della giustizia.

La dirigente dottoressa Annamaria Orso ha ribadito l’importanza di momenti come questo nella costruzione di un ethos scolastico che vada oltre l’insegnamento curriculare, promuovendo un confronto aperto e critico sui valori fondanti di una comunità democratica. La sua visione di scuola come “luogo dell’incontro” ha trovato piena realizzazione nel dialogo con Maresca, che ha stimolato i presenti a non temere la complessità delle questioni civili ma ad abbracciarla come terreno di formazione permanente.
Gli studenti, da parte loro, hanno risposto con curiosità e maturità, ponendo domande articolate, riflettendo sulla responsabilità individuale e sulle dinamiche di potere e di senso che attraversano la società contemporanea. Più volte è emersa la consapevolezza che il linguaggio – nelle sue forme scritte, verbali o digitali – non è solo mezzo di comunicazione, ma strumento di costruzione identitaria e civile.

Al termine della mattinata, che ha trasformato l’aula in un forum di idee e prospettive, è rimasta una domanda aperta ma non meno urgente: come possiamo, ciascuno nel proprio ruolo, coltivare quotidianamente una cultura della responsabilità che abbia radici profonde e pratiche visibili?
In un’epoca in cui la rapidità della comunicazione rischia di soffocare la profondità del pensiero, l’incontro svoltosi all’Istituto Torrente di Casoria ha ricordato che il valore della parola – scelto con cura, pronunciato con consapevolezza – resta uno dei pilastri fondamentali di una convivenza autenticamente civile.






