Città militarizzate: se la sicurezza diventa il simbolo di una sconfitta

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Redazione Dossier Quotidiano
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di Danilo Grossi
 
Guardate questa foto. 
 
Ma davvero vi sentite più sicuri in una città con dei carri armati ai bordi delle strade? Ma non sale anche a voi un brivido su per la schiena?
 
A me sembra che questa sia una delle solite soluzioni populiste all’italiana: è evidente che non risolve nulla, anzi certifica il più grande e macroscopico fallimento delle politiche sulla sicurezza. 
Poliziotti, carabinieri, intelligence che dovrebbero presidiare e farci sentire davvero sicuri, non sono in organico adeguato (al di là degli annunci di facciata) e allora diventa più facile farsi una foto vicino ad un militare con un carrarmato chr affrontare la dura realtà. D’altronde, per eliminare gli spacciatori vicino le stazioni oppure i borseggiatori sui mezzi pubblici, cosa c’è di meglio di un bel colpo di mortaio? 
 
Sarà che per anni, quando facevo l’Assessore alla cultura a Cassino, quei carrarmati al centro della città martire a ricordo e monito, rappresentavano simboli di dolore e distruzione ma, per me, questa individuata è una soluzione inaccettabile. Storicamente, eticamente, operativamente.
 
I problemi di sicurezza ci sono e sono evidenti. E chi li mette in discussione sbaglia, perchè dalle città più grandi a quelle medie i problemi sono tanti e soprattutto le persone più anziane o con maggiori difficoltà, hanno paura. E di fronte alla paura, crolla ogni altra certezza.
 
Ma questa continua corsa a fare dichiarazioni per richiedere militari e blindati sulle nostre strade, fa sorridere se non fosse drammatico. I soldati devono fare i soldati; i mezzi militari e i carrarmati devono essere usati in battaglia.  Se sono al centro delle nostre città, significa che siamo in guerra. E la stiamo perdendo.
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