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Cassino – Ci sono sere in cui il calcio smette di essere solo ventidue uomini o forse di più che scendono in campo e torna a essere quello che era da bambini: pura magia ad occhi chiusi.
Ieri sera, nella splendida cornice del Teatro Romano di Cassino—una location monumentale che sembrava attendere da sempre un maestro dell’oratoria—abbiamo assistito a qualcosa di raro. Solo chi ama davvero questo sport, chi ne sente il profumo dall’asfalto delle periferie fino ai gradini dei grandi stadi, può capire. Se Diego Armando Maradona è e resterà per sempre il Dio pagano del calcio giocato, Francesco Repice è, senza se e senza ma, il Maradona della radiocronaca. Questo è ciò che penso.
Chi l’avrebbe mai detto? Per anni, per decenni, è stato la colonna sonora delle nostre domeniche. La voce che rendeva epica anche la partita più grigia, l’amico invisibile nei lunghi viaggi in auto, il ritmo pulsante di una passione condivisa. Pensare che oggi quella stessa persona fosse lì, a pochi metri da noi, pronta a farsi intervistare ed ascoltare dal vivo… non l’avrei mai, mai immaginato.

Il titolo del suo spettacolo parla chiaro: “Ci vediamo alla Radio”. Un paradosso magnifico. Ma come fa una voce a farci vedere?
La voce di Repice non si limita a raccontare: travolge, ipnotizza, graffia e scalda. È una voce viscerale, magnetica, dal timbro inconfondibile e dall’impatto epico. Attraverso quella magica scatola nera che è la radio, per decenni Repice ci ha regalato la vista: ci ha fatto scorgere millimetricamente migliaia di azioni, ha dipinto nella nostra mente il pallone che gonfia la rete, il ruggito della folla, il sudore dei campioni.
Se questa serata ci lascia una morale—almeno per me è stato così—sta tutta nella sua straordinaria lezione di racconto. “Quando si racconta, che sia con la voce o con un articolo, le parole vanno tagliate con l’accetta.” Questo abbiamo imparato ieri sera.

Niente fronzoli inutili, nessuna parola sprecata. Chi scrive o chi parla alla radio ha un dovere sacro: raccontare qualcosa che gli altri non possono vedere. Ieri sera abbiamo toccato con mano l’importanza quasi chirurgica delle parole, la precisione maniacale dei tempi, la capacità divina di descrivere le situazioni e renderle più reali della realtà stessa.

Un plauso sincero va all’Assessore alla Cultura Gabriella Vacca e a tutta l’amministrazione comunale di Cassino per essere riusciti a portare il fuoriclasse assoluto dell’etere nella nostra città, regalandoci una notte destinata a rimanere negli annali.
Ieri sera al Teatro Romano abbiamo toccato con mano un concetto semplice e bellissimo: la radio è la forma più pura di cinema per gli orecchi.
Se dovessi chiudere questo articolo esattamente come Francesco Repice chiuderebbe una delle sue radiocronache memorabili, scandendo le parole con quel ritmo epico e inconfondibile mentre cala il sipario, scriverei proprio così: “
“…E allora, mentre le luci del Teatro Romano di Cassino lentamente si spengono e la notte riprende il suo respiro, a noi non resta che raccogliere le emozioni di questa serata indimenticabile, custodirle nel cuore e portarle a casa con noi. Il racconto finisce qui, la passione resta. Dal Teatro Romano di Cassino è davvero tutto: la linea può tornare alla storia!” Grazie maestro, grazie Francesco.






