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Palermo – Un impero costruito nell’ombra, fatto di narcotraffico, società offshore e riciclaggio, è stato letteralmente polverizzato. In una vasta operazione internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Palermo, le Fiamme Gialle del Comando Provinciale hanno inferto un colpo durissimo alle casse della criminalità organizzata.
L’operazione: un’eredità pesante
Il bilancio dell’operazione parla chiaro: tre arresti e un sequestro preventivo da capogiro, che supera i 200 milioni di euro tra beni immobili, partecipazioni societarie e liquidità finanziarie.
Le indagini, condotte con una complessa sinergia internazionale, hanno permesso di ricostruire decenni di flussi illeciti. Il patrimonio sotto sequestro è il frutto avvelenato di un sistema di riciclaggio sofisticato, radicato fin dagli anni ’80. Secondo gli inquirenti, i capitali provengono dal florido business del narcotraffico, gestito sotto l’egida e la protezione del boss dei boss, Matteo Messina Denaro.
I proventi illeciti non restavano fermi: venivano “ripuliti” attraverso una fitta rete di società offshore distribuite in diversi Paesi, un sistema pensato per schermare l’origine criminale del denaro e farlo rientrare nell’economia legale.
Grazie a un meticoloso lavoro di intelligence finanziaria, la Guardia di Finanza è riuscita a mappare questa rete, portando alla luce un tesoro che, per anni, è rimasto celato dietro lo schermo di prestanome e strutture societarie complesse.
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