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È una realtà incresciosa quella che stiamo vivendo, e il panorama politico non fa altro che confermarlo. In questo marasma, anche i partiti del centrodestra si trovano a dover affrontare sfide immani. Una condanna contabile per un politico? Non è certo una questione da poco, soprattutto se quel politico ha l’ambizione di rappresentare l’Italia in Europa. È paradossale: un partito al governo, che dovrebbe essere faro di sicurezza e stabilità, brancola nel buio, lasciando incertezze tra i cittadini.
La domanda sorge spontanea: come può un partito garantire la sicurezza dei cittadini quando ignora la storia dei propri militanti? La risposta è chiara e inquietante: è impossibile. Gestire i fondi pubblici, già compromessi da malversazioni, risulta essere un’impresa folle. Fortunatamente, viviamo nell’era digitale, i tempi in cui la politica si affidava a “penne ed inchiostro” come regalino sono finiti oggi niente ; fortuna per noi che siamo nell’era digitale.

I partiti oggi hanno l’obbligo di fare chiarezza su ciò che accade al loro interno altroché pensare alla costruzione di ponti. E chi pensa di spedire a Bruxelles il primo che capita, farebbe bene a riflettere sulla necessità di verificare curriculum e carriere politiche di chi manda in Europa. Questo non è un gioco. La stabilità dell’Unione e il futuro di tante persone dipendono dalle scelte oculate.

È palese che situazioni come queste suscitano indignazione nei cittadini e negli elettori. È giunto il momento di rottamare una politica che ha fatto crescere politici più interessati al proprio tornaconto che al bene comune. L’epoca del “tanto a me non succede” deve finire. È tempo che la politica torni a lavorare per il bene della collettività, e non per il riempimento di tasche personali. La responsabilità e la trasparenza non sono più opzioni; sono obblighi fondamentali. Matteo, l’apostolo recita “Matteo 5:8: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. L’altro costruisce Ponti.






