Consorzio Valle del Liri: Assunzioni “Top Secret” e Ombre sulla Trasparenza. Perché quei nomi sono stati oscurati?

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Domenico Panetta
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CASSINO – Nell’era della “casa di vetro” della Pubblica Amministrazione, il Consorzio di Bonifica Valle del Liri sembra aver scelto la strada del vetro oscurato. Al centro della bufera finisce la delibera 283 del 30 dicembre 2025, un atto che formalizza nuove assunzioni ma che, nei fatti, solleva un polverone di interrogativi sulla gestione della trasparenza e sul rispetto delle normative nazionali. Ne abbiamo “parlato” ieri (leggi qui). 

Il “Giallo” dei Nomi Cancellati

Il punto di rottura è netto: i nomi dei vincitori e degli assunti non sono consultabili. Un anonimato che stride con le linee guida dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione). Solo due anni fa, con la delibera 525/2023, l’Autorità presieduta da Giuseppe Busìa aveva sanzionato duramente casi analoghi (come quello del Comune di Vigevano), ribadendo che l’articolo 19 del d.lgs. 33/2013 non lascia spazio a interpretazioni: i nomi di chi vince un concorso o accede a un impiego pubblico devono essere pubblici. Perché, dunque, il Consorzio ha scelto di procedere in direzione ostinata e contraria? Quale potenziale conflitto d’interesse o “collegamento scomodo” si teme possa emergere dalla pubblicazione di quei nomi e della loro provenienza geografica?

L’aspetto che più inquieta l’opinione pubblica riguarda la catena di comando. La delibera incriminata porta le firme del Direttore e del Commissario Straordinario. È lecito chiedersi: come è possibile che figure di questo calibro, preposte alla vigilanza e alla legalità dell’ente, non si siano accorte di una violazione così macroscopica?

DCOUMENTO ANAC CHE OBBLIGA IL COMUNE DI VIGEVANO ALLA PUBBLICAZIONE

Il Commissario Straordinario, figura inviata proprio per garantire una gestione tecnica e al di sopra delle parti, avrebbe dovuto fare della trasparenza il suo vessillo. Invece, il silenzio sulle procedure di pubblicazione trasforma un atto amministrativo in un mistero burocratico.

“I cittadini che pagano i ruoli di bonifica hanno il diritto sacrosanto di sapere come viene speso il loro denaro e, soprattutto, chi viene scelto per gestire i servizi collettivi. Oscurare i nomi significa recidere il legame di fiducia tra istituzione e territorio.”

Mentre l’ente prosegue nel suo operato, restano aperte domande che meritano risposte immediate:

  1. C’è una motivazione tecnica (anche se contraria alla legge) dietro questa scelta o si tratta di una “svista” collettiva?

  2. Quali legami potrebbero emergere se quei nomi diventassero pubblici?

  3. L’ANAC verrà investita della questione?

L’Autorità Nazionale Anticorruzione, con la delibera 525/2023, è stata categorica: nascondere l’identità dei vincitori viola l’articolo 19 del d.lgs. 33/2013. Allora perché il Consorzio ha scelto la via del segreto? Quali legami, quali parentele o quali provenienze “sensibili” potrebbero emergere dalla pubblicazione di quegli elenchi?  Dubbi leciti che meritano trasparenza e risposte. Quei nomi devono essere resi pubblici. 

In un territorio che chiede a gran voce meritocrazia e correttezza, l’oscuramento dei dati appare come un ritorno a vecchie logiche che la normativa anticorruzione puntava a spazzare via. La trasparenza non è un optional, è un dovere. E al Valle del Liri, oggi, quel dovere appare come una casella rimasta vuota.

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