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Il toccante incontro in Comune con il Cardinale Pizzaballa: quando il ricordo delle macerie del passato diventa un faro per i conflitti del presente.
Cassino – Un ponte ideale che unisce il dolore di ieri a quello di oggi, ma soprattutto una comune e incrollabile richiesta di futuro. È questo il senso profondo dell’incontro avvenuto nella storica sala “Di Biasio” del Comune di Cassino, dove il sindaco Enzo Salera, la presidente del Consiglio Barbara Di Rollo e l’assise cittadina hanno accolto il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme. Non si è trattato di un semplice appuntamento istituzionale, bensì di un momento di altissimo valore simbolico, capace di far riflettere sulla complessità dei percorsi di pace in un momento storico quanto mai buio.

Nel fare gli onori di casa, il sindaco Salera ha voluto richiamare la carne viva della storia di Cassino, una città martire che ha conosciuto la distruzione totale. Oggi quella ferita profonda si è trasformata nel segno universale della pace benedettina, creando un legame spirituale unico con la Terra Santa che affonda le radici proprio nel messaggio di San Benedetto.
A suggello di questo legame, il primo cittadino ha consegnato al Cardinale la medaglia commemorativa dell’80° anniversario della distruzione di Cassino, un conio solenne legato alla storica visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Con questo gesto, il sindaco ha espresso l’auspico che il territorio in cui vive il Patriarca possa presto risorgere, esattamente come è rinata la città di Cassino.

La risposta del cardinale Pizzaballa – figura illuminata e dotata di una spiazzante, amabile semplicità – ha riportato la sala alla cruda realtà del presente. Il Patriarca ha tracciato un parallelo doloroso ma necessario: a differenza del passato storico di Cassino, dove la fine del conflitto aprì subito le porte alla ricostruzione, il dramma attuale a Gaza non permette ancora di intravedere una fine, né l’inizio di una vera ripartenza.
Il Cardinale ha voluto spostare lo sguardo oltre le semplici macerie materiali, accendendo i riflettori su una tragedia ancora più invisibile e profonda, ovvero la devastazione psicologica e umana. Questa sofferenza colpisce un’intera popolazione e, in particolare, donne e bambini, lasciando ferite profonde e un senso di sfiducia generazionale che richiederà decenni per essere sanato.

Dall’orizzonte cupo della guerra, il dialogo ha comunque tracciato una via d’uscita basata su due concetti fondamentali. Il primo è la ricostruzione della fiducia, che non si edifica con i proclami teorici, ma attraverso la vicinanza fisica, la presenza costante e gesti concreti che facciano sentire i popoli sofferenti non abbandonati dalla comunità internazionale.

Il secondo pilastro è il rifiuto categorico dell’isolamento. Il Patriarca ha lanciato un forte appello a non cedere alle logiche dell’odio e dell’esclusione, esortando le istituzioni a fare la propria parte per restituire dignità a chi oggi vive il dramma del conflitto.
L’incontro si è chiuso con una certezza condivisa: la memoria del dolore subito da Cassino non può rimanere un semplice ricordo, ma deve trasformarsi in un impegno attivo di solidarietà presente. Solo così il messaggio di rinascita nato dalle macerie della seconda guerra mondiale può viaggiare fino a Gerusalemme, portando la speranza che anche nei territori più tormentati si possa un giorno tornare a guardare al futuro.
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