Dal piccolo seme alla rete europea: la lezione di San Benedetto che parla al nostro futuro

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di Prof. Mario Costa 
Cassino
– E’
stato un intervento di alto livello, spirituale e politico, quello di Dom Luca Fallica, Abate di Montecassino, alla presentazione in sala “Restagno” della candidatura Unesco dei monasteri benedettini dell’alto Medioevo. Ma anche una lezione di profonda umanità con il richiamo alla forza dell’ “et…et”, un modello di accoglienza, lavoro e cultura capace di unire le diversità.

Per tracciare il senso profondo del monachesimo benedettino e della sua candidatura, il nostro Abate ha voluto prendere le mosse da una suggestiva immagine. Quella di un affresco, custodito nella torretta di San Benedetto a Montecassino, poco noto, che ritrae la parabola evangelica del chicco di senape. Il seme più piccolo di tutti che, una volta piantato, cresce fino a diventare un albero maestoso ai cui rami si riparano gli uccelli del cielo. Un percorso iniziato in modo umile e silenzioso a Subiaco, trapiantato poi sul “Quel monte a cui Cassino è ne la costa” e infine ramificato in un’opera che ha plasmato il volto spirituale, sociale e culturale dell’Europa e del mondo intero. Ma il messaggio lanciato dall’Abate guarda ben oltre la celebrazione stoica o la pura tutela monumentale perché “le pietre e le abbazie dell’alto Medioevo sono la testimonianza viva di una eredità immateriale che ha ancora molto da dire al nostro presente”.

Nell’immaginario comune, il monastero è spesso associato all’isolamento, alla chiusura, a un mondo separato. Dom Luca Fallica ha invece ribaltato questo paradigma, definendo l’esperienza benedettina come una vera e propria capacità di “fare rete”, ha puntualizzato, per aggiungere che “ pur se fondato sui concetti di stabilità e clausura il monachesimo non è mai stato una realtà monadica o ripiegata su se stessa. Ma è stata la prima grande infrastruttura relazionale del Continente, capace di connettere territori, saperi, popoli ed economie”.

Del resto non è un caso che l’intervento dell’Abate si sia intrecciato con il ricordo della proclamazione di San Benedetto a patrono d’Europa da parte di Paolo VI nel 1964 e con le recenti parole di Papa Leone, che ha ricordato come l’Europa contemporanea debba le sue radici profonde proprio all’azione dei monaci. Un’azione sinteticamente racchiusa nel trinomio croce, libro e aratro. Vale a dire la dimensione spirituale, lo sviluppo della cultura e dello studio, la dignità del lavoro e della cura della terra.

Il cuore della lezione di Benedetto da Norcia risiede nella sua straordinaria capacità di sintesi. “Benedetto non è stato l’uomo dell’aut…aut, della contrapposizione o della divisione, ma l’uomo dell’et…et” ha sottolineato l’Abate. In un’epoca come la nostra, spesso dominata dalle polarizzazioni e dall’incapacità di dialogare, la Regola benedettina insegna a tenere insieme le apparenze contrarie: la preghiera e il lavoro(ora et labora) lo studio e la cura manuale (lege), la stabilità interiore e la cultura dell’accoglienza verso il pellegrino e lo straniero. Dom Luca ha poi evidenziato come la Regola si sia diffusa non con la forza, ma con la discrezione, l’ospitalità e il rispetto delle peculiarità locali.

La candidatura dei monasteri benedettini dell’alto Medioevo all’Unesco si presenta dunque non come un semplice traguardo burocratico o un’operazione di promozione turistica, ma come una sfida di ampio respiro.

“E’ necessario tutelare un patrimonio artistico e culturale inestimabile”, ha concluso l’Abate di Montecassino, “ma la vera fecondità di questo cammino sta nella capacità di promuovere e far rivivere oggi quegli stessi valori che quel patrimonio hanno generato”. Un invito chiaro alle istituzioni e alla comunità civile a riscoprire nel solco benedettino la linfa per costruire una società più coesa, accogliente e consapevole delle proprie radici.

Del resto l’Europa benedettina non è nata dall’omologazione forzata di un unico modello, ma dal rispetto e dall’ascolto delle diversità. E’, infatti, il racconto di un “piccolo chicco di senape” che, senza imporsi con la forza, si è trasformato nell’ombra accogliente di un’intera civiltà.

Mario Costa 

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