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Il viaggio di Spinelli negli USA e il sogno di un’Europa forte: perché oggi ci ritroviamo con un gigante burocratico succube degli interessi d’oltreoceano.

Di Domenico Panetta
Il Diario Europeo di Altiero Spinelli non è solo la cronaca della costruzione di un sogno politico, ma il ritratto intimo di un instancabile “tessitore” di relazioni. Tra le pagine che coprono gli anni della sua maturità politica, il viaggio negli Stati Uniti occupa un posto di rilievo. Ma cosa cercava il padre del Federalismo europeo nel cuore della superpotenza americana?
Per Spinelli, l’America non era solo una destinazione geografica, ma una lezione vivente. Nel suo diario, emerge chiaramente come il viaggio fosse motivato dalla necessità di studiare da vicino l’architettura costituzionale statunitense.
Spinelli vedeva negli USA l’unico esempio storico di successo in cui tredici colonie diverse erano riuscite a superare le proprie sovranità nazionali per creare un’entità superiore. Si recò in America per dialogare con accademici e politici, cercando di capire se quel “miracolo” fosse esportabile nel Vecchio Continente, martoriato dalle ferite del nazionalismo. Un altro motivo fondamentale era di natura prettamente diplomatica. Spinelli aveva capito che l’unificazione europea non poteva avvenire nel vuoto pneumatico: serviva il consenso, o almeno la non ostilità, di Washington.

Attraverso incontri con esponenti del Dipartimento di Stato e delle grandi fondazioni (come la Ford Foundation), Spinelli cercò di accreditare l’idea che un’Europa unita e federale non sarebbe stata una minaccia per l’egemonia americana, bensì un alleato più stabile e forte contro il blocco sovietico.
Leggendo il Diario, emerge però anche una nota di disincanto. Spinelli annota con precisione la differenza tra l’idealismo europeo e il pragmatismo (a volte cinico) degli americani. Se da un lato ammirava l’efficienza del sistema d’oltreoceano, dall’altro percepiva il rischio che l’Europa diventasse un semplice protettorato se non avesse trovato il coraggio di federarsi seriamente.

Bisogna però osservare che il timore, che traspare dalle riflessioni di Spinelli, era che un’Europa unita col “permesso” di Washington non sarebbe mai stata davvero libera, ma sarebbe rimasta una creatura politica succube, un satellite funzionale agli interessi geopolitici statunitensi piuttosto che alle necessità dei popoli europei. Proprio quello che si sta verificando.
Proprio per evitare questa deriva “succube”, Spinelli insisteva sulla necessità di una Costituzione Europea autoctona e forte. Egli capì che finché l’Europa non avesse avuto una propria forza politica autonoma, ogni viaggio a Washington sarebbe stato un atto di diplomazia tra un padrone e un aspirante libero che, per esserlo, deve comunque chiedere “per favore”. Per capirci abbiamo costruito l’Europa ma abbiamo venduto l’anima agli Stati Uniti.
Per capire perché l’Europa di oggi è così distante dal sogno di Altiero Spinelli, dobbiamo guardare alla differenza tra un condominio di litigiosi (quello che abbiamo) e una vera famiglia (quella che voleva lui).

Nel suo Manifesto di Ventotene e nei suoi scritti successivi, Spinelli non chiedeva un ufficio a Bruxelles che regolasse il diametro delle zucchine; chiedeva un ribaltamento del potere. Ecco i punti chiave del perché, secondo la sua visione, l’Europa attuale “non funziona”:
L’errore originale, che Spinelli denunciò fino alla morte, è il metodo funzionalista (quello di Jean Monnet).
• Oggi: L’Europa è un accordo tra stati sovrani. Il potere vero ce l’ha il Consiglio Europeo, dove siedono i capi di governo che pensano prima ai propri elettori nazionali e poi al bene comune.
• Spinelli voleva: Un’Europa federale. Un governo europeo eletto dai cittadini, con un Parlamento che avesse il potere di fare leggi vere, proprio come accade negli Stati Uniti o in Germania.
Oggi per decidere una politica estera o fiscale serve il sì di tutti i 27 Paesi, basta che uno solo (magari influenzato da potenze esterne come USA o Cina) si opponga per bloccare tutto. Questa Europa è un gigante lento, incapace di reagire alle crisi improvvise perché ostaggio dei veti incrociati.
Oggi abbiamo una moneta unica e un mercato comune, ma non abbiamo un bilancio europeo degno di questo nome né una difesa comune. La visione di Spinelli era ben diversa non si può avere un’unione economica senza un’unione politica. Senza un governo centrale che possa tassare e investire per appianare le disuguaglianze tra Nord e Sud, l’Unione diventa solo un’arena dove il più forte (economicamente) detta legge al più debole.

Spinelli temeva che un’Europa divisa sarebbe rimasta un protettorato americano. Oggi l’Europa non ha una voce sola in politica estera. Su ogni grande crisi (Ucraina, Medio Oriente), i paesi europei si muovono spesso in ordine sparso, finendo per accodarsi alle decisioni prese a Washington. Invece doveva essere una “Terza Forza”, un polo autonomo e sovrano. Essere uniti solo commercialmente ci rende, di fatto, dipendenti militarmente e politicamente da altri.
L’Europa di oggi è come un edificio di cui è stato costruito solo il piano terra (il mercato) e la cantina (la burocrazia), ma manca il tetto (la Costituzione) e chi ci abita non ha le chiavi per decidere insieme. La strada da percorrere è ancora tanta ed il percorso è tortuoso abbiate il coraggio di percorrerlo garantendo un futuro serio e dignitoso alle generazioni future.






