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L’editoriale del direttore
Esperia – Prendete una sedia, mettetevi comodi e provate a seguire il filo della logica amministrativa — si fa per dire — che in queste ore unisce il Comune di Esperia alla nube tossica dello stabilimento Re.Mat di San Giorgio a Liri. Un capolavoro di equilibrismo burocratico che persino il mitico azzeccagarbugli di manzoniana memoria faticherebbe a codificare.
I fatti, nella loro disarmante nudità. Il 12 luglio va a fuoco la Remat. Una colonna di fumo nero e denso si alza in cielo, allarmando mezza provincia. Il sindaco di Esperia, il Ragionier Giuseppe Villani, giustamente si preoccupa (o fa finta di farlo) e firma l’Ordinanza Sindacale n. 16. Testuale: “Sospendere le attività lavorative, sportive, ludiche e ricreative all’aperto”. Chiaro, no? C’è una nube chimica che vaga nell’aria, le analisi dell’Arpa sono di là da venire, quindi — nel dubbio — tutti dentro, porte e finestre sbarrate, e niente assembramenti ludici. Prevenzione elementare.
E qui scatta il miracolo italiano, variante ciociara. Mentre l’ordinanza è teoricamente in vigore, a pochi chilometrie dal rogo indovinate cosa succede? Si svolge regolarmente, in tutta la sua spumeggiante allegria, l evento Birra Estate 2026. All’aperto. Con fiumi di bionde e rosse, salsicce sulla brace e centinaia di cittadini a respirare a pieni polmoni. Ora, delle due l’una: o la birra locale funge da antidoto certificato contro le diossine, oppure qualcuno ha confuso il “principio di precauzione” con il “principio di ricreazione”.

Ma il bello deve ancora venire. Passa la notte, i cittadini si svegliano con il sapore di plastica bruciata in bocca e giustamente chiedono conto di questo paradosso. La risposta del Primo Cittadino non si fa attendere e viaggia sui canali social del Comune con la consueta prosa felpata da comunicato ufficiale.
Il Ragioniere ci informa, con tono grave, di essere “in costante contatto con la Prefettura e con tutti gli organi competenti”. E poi, la perla: “Considerato lo spostamento della nube… in via strettamente precauzionale si ritiene opportuno non apportare alcuna modifica alle disposizioni contenute nell’Ordinanza Sindacale n. 16… in attesa dell’esito delle analisi”.

Traduzione dal politichese: l’ordinanza che vieta le attività all’aperto resta validissima e non si tocca. Quella stessa ordinanza che, mentre veniva confermata via social, era già stata clamorosamente calpestata, derisa e aggirata dai boccali della Festa della Birra della sera prima.
A questo punto, Ragioniere, qui dobbiamo ragionare direbbe Totò. Se l’allarme c’era — ed era tale da richiedere un’ordinanza restrittiva il 12 luglio, tuttora valida il giorno dopo — come è stato possibile che quella festa si sia svolta sotto gli occhi di tutti? Chi doveva vigilare? Il Comune si appella agli “organi competenti”, dimenticando un piccolo dettaglio normativo: fino a prova contraria, il Sindaco è la massima autorità sanitaria sul territorio comunale. È lui l’organo competente principale per la salute dei suoi cittadini.

Qual è stato, dunque, il criterio decisionale? La nube tossica diventa pericolosa solo se si fa sport o se si lavora nei campi, mentre diventa miracolosamente innocua se ci si siede a un tavolo baciati dal luppolo? Se precauzione doveva essere, andava applicata in toto, senza sconti e senza eccezioni da sagra paesana.
La salute pubblica non è un bilancio comunale dove si possono far quadrare i conti alleggerendo le voci scomode. Se si firma un divieto per proteggere i polmoni della comunità, quel divieto si fa rispettare. Altrimenti, caro Sindaco, le ordinanze diventano carta straccia buona solo per lavarsi la coscienza, e la “costante attenzione” si trasforma in una farsa. Ragioniere Villani, i conti non tornano. Per niente. Caro sindaco colgo l’occasione con questo editoriale per augurarle buon lavoro e magari se vuole può chiarire il mio dubbio.






