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La Rubrica del direttore “coglioni, ma non troppo”
Ci voleva un briciolo di ottimismo per inaugurare la stagione estiva, e ci ha pensato il Capitano in persona. L’ultima, mirabolante pensata che giunge dai piani alti di via Bellerio – sponda Matteo Salvini – ha i contorni del capolavoro giuridico: candidare in pompa magna Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour appena varcato il portone del carcere per scontare una condanna per omicidio volontario.
Non sono bastati i talk show elettorali, i flashmob di solidarietà col petto in fuori, le felpe d’ordinanza e persino la sponda (respinta con perdite) per una grazia presidenziale che Mattarella ha cortesemente rispedito al mittente, ricordando che la Costituzione non è il menù del Papeete. No, il leader della Lega ha deciso di alzare la posta: catapultare il neo-detenuto direttamente sullo scranno parlamentare. Obiettivo dichiarato (o quasi): l’immunità. Il sogno proibito di ogni fustigatore dei costumi altrui che si rispetti: trasformare Montecitorio in un elegante scudo spaziale contro la Cassazione.

Il piccolo dettaglio (chiamasi “Legge”). Peccato che nel magico mondo del salvinismo militante manchi sempre quel piccolissimo, trascurabile dettaglio che i giuristi meno fantasiosi chiamano codice penale.
Qualcuno dovrebbe armarsi di santa pazienza e spiegare al vicepremier che Roggero non è semplicemente incandidabile per questioni di opportunità politica (concetto del resto sconosciuto da quelle parti). È incandidabile per legge.
I giudici, insieme alla modica cifra di 14 anni e 9 mesi di reclusione, gli hanno inflitto di default due sanzioni accessorie piuttosto rigide, ovvero l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la conseguente perdita totale dei diritti politici.

Traduzione per non giuristi (e per leghisti praticanti): l’aspirante martire della legittima difesa non può essere candidato, non può essere eletto, non può votare e non può nemmeno fare il rappresentante di lista. Zero. Meno di zero.
Davanti a questo cortocircuito da prima elementare del diritto, le opzioni sul tavolo della Lega restano matematicamente due.

La prima: non lo sanno. Il che, per un partito che siede al governo e legifera sulla vita dei cittadini, è di una gravità inaudita. Significa che lo stato maggiore del Carroccio ignora l’existence dell’ABC del diritto penale. La seconda opzione è che lo sappiano benissimo. E questa è l’ipotesi decisamente più probabile, nonché la più squallida. Fingono di ignorare la realtà per allestire l’ennesimo teatrino vittimistico, promettendo poltrone impossibili pur di raccattare quattro voti in croce dagli orfani della pistola facile.
Il copione, del resto, è già scritto: quando la candidatura verrà inevitabilmente respinta dagli uffici elettorali, partirà il piagnisteo contro le “toghe rosse”, la “giustizia a orologeria” e i complotti dei poteri forti che impediscono al popolo di votare il proprio eroe. Allacciate le cinture: lo spettacolo è appena iniziato, e non abbiamo ancora visto niente.






