IL CASO EVANGELISTA / Dimissioni rigettate? Un teatrino politico. Ecco perché quel foglio WhatsApp è solo carta straccia

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Domenico Panetta
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Cassino – La nostra redazione non ci sta a farsi prendere in giro. Lo abbiamo detto fin dal primo momento e oggi i nodi vengono al pettine: quelle “dimissioni” erano e rimangono un bluff. Vi spieghiamo perché la parola “rigetto” è errata.

Nelle ultime ore lo staff comunicativo di Evangelista sta facendo circolare con insistenza una parola ben precisa: “rigettate”. Le dimissioni di Evangelista sarebbero state rigettate. Ma da chi? E soprattutto, sulla base di quale valore giuridico?

Comunicato inviato alla nostra redazione

La risposta è semplice nella sua gravità: da nessuno, perché quelle dimissioni sono praticamente nulle. Mai avvenute.

Noi di questa redazione abbiamo deciso di non prestarci a giochi di scarsa comunicazione politica e vogliamo ristabilire la realtà dei fatti, andando oltre i comunicati stampa di comodo. Quel famoso foglio fatto recapitare via WhatsApp alla nostra redazione – lo ribadiamo a gran voce – era e resta carta straccia.

Cosa dice la legge: l’art. 38 del TUOEL

Ad onor di verità, la politica e la pubblica amministrazione non si fanno con i messaggi sul telefono o con le foto inviate alle chat dei giornalisti. La prassi per le dimissioni di un amministratore locale è una sola, ufficiale e irrevocabile, ed è quella sancita dall’articolo 38, comma 8, del TUOEL (Testo Unico degli Enti Locali). 

Art. 38, comma 8, TUOEL: Le dimissioni della carica di consigliere […] devono essere presentate personalmente e assunte immediatamente al protocollo dell’ente nell’ordine temporale di presentazione. Le dimissioni presentate da persona diversa dal firmatario devono essere autenticate ed inoltrate al protocollo per il tramite di persona delegata con atto autenticato in forme di legge. Esse sono irrevocabili, non sottoposte a condizione e diventano efficaci e produttive di effetti con la stessa adozione del protocollo.

Se questo iter non viene seguito alla lettera, le dimissioni non esistono. Di conseguenza, non esiste nulla da “rigettare”. Usare questo termine serve solo a costruire una narrazione eroica o vittimistica ad uso e consumo dei social network.

A questo punto, spogliato il campo dalla propaganda, resta da capire una sola cosa: perché Evangelista ha messo in atto un teatrino del genere? Si è trattato di una strategia per testare la tenuta della sua coalizione? È stato un tentativo di alzare la posta in gioco su qualche tavolo politico o di rimpasto? O semplicemente un modo per attirare l’attenzione mediatica? 

Qualunque sia la risposta, una cosa è certa: questa redazione non si presta a speculazioni o a giochi di fumo. Continueremo a fare il nostro lavoro nel rispetto dei lettori e della verità istituzionale, lasciando la “comunicazione spettacolo” a chi preferisce i palcoscenici virtuali ai fatti concreti.

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