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L’editoriale del direttore
Diciamocelo, eravamo rimasti ai tempi in cui la diplomazia si faceva con i velluti e i “non possumus”. Poi è arrivato il 47° Presidente degli Stati Uniti e ha deciso di dare una rinfrescata al diritto canonico. L’ultima uscita su Papa Leone (che, poveretto, cercava solo di mediare tra l’eterno e il contingente) è una perla di rara umiltà: “Un debole. Senza di me, non sarebbe nemmeno in Vaticano”.

In un colpo solo, Donald ha declassato lo Spirito Santo a semplice stagista del Dipartimento di Stato e trasformato l’elezione papale in una puntata di The Apprentice: Holy See Edition. Se Leone è lì, insomma, è solo perché il “Greatest Dealmaker” della storia ha messo una buona parola col tizio al piano di sopra (o forse ha semplicemente rilevato il mutuo della Basilica di San Pietro).

Ma non fermiamoci alla critica. Se il Vaticano è diventato una sussidiaria della Mar-a-Lago Corp, è tempo di svecchiare quel club esclusivo di signori in rosso che chiamiamo Collegio Cardinalizio. Basta con questi teologi polverosi; serve gente che sappia gestire i confini, le materie prime e, soprattutto, il pugno di ferro.

Sua Eminenza, il Cardinale Vladimir Putin: Immaginatelo con la berretta rossa, rigorosamente a torso nudo mentre cavalca un orso nei Giardini Vaticani. Sarebbe perfetto come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Eretici? Dissenso? Un sorso di tè al polonio benedetto e il dogma torna granitico. La Siberia diventerebbe la nuova meta per i ritiri spirituali punitivi. Sua Eminenza, il Cardinale Xi Jinping: A lui la gestione amministrativa e il controllo sociale. Sostituirebbe il confessionale con il riconoscimento facciale e un sistema di “credito sociale per l’anima”. Peccato veniale? -10 punti e niente ostia per un mese. Peccato mortale? Ti bloccano il conto in banca e la connessione Wi-Fi nel Purgatorio.

Con questa squadra, il Vaticano non sarebbe più quel posto “debole” denunciato dal tycoon. Niente più discorsi sulla carità o sull’accoglienza dei migranti (troppo low energy). Vedremmo invece mura vaticane alte dodici metri, rigorosamente placcate in oro, e una flotta di guardie svizzere armate di fucili d’assalto griffati.
Il Papa diventerebbe finalmente quello che Trump ha sempre desiderato: un CEO con un contratto a termine, rinnovabile solo se i sondaggi in Pennsylvania restano alti e se il merchandising delle indulgenze “Make Heaven Great Again” registra il tutto esaurito.
D’altronde, se il trono di Pietro è una concessione edilizia della Casa Bianca, tanto vale godersi lo spettacolo. Amen, o meglio: You’re fired!





