Il dilemma è drammatico: finirà prima Salvini il Ponte o Ciacciarelli la Galleria Capo di China?

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Domenico Panetta
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Ah, il grande, epico, quasi mitologico dilemma che tiene banco nelle menti dei cittadini  e non solo: quale delle due opere finirà prima? Il Ponte sullo Stretto, simbolo di un sogno che si ripete da decenni e che sembra ormai diventato un elemento di folklore nazionale, oppure la Galleria Capo di China, chiusa ormai da marzo 2025 e con sei mesi di silenzio, promesse e slogan che sembrano più un copione teatrale che una reale volontà di risolvere il problema?

La saga della Galleria Capo di China

Sono passati ben sei mesi dall’inevitabile chiusura della galleria, e il disagio per i cittadini si è trasformato in un’epidemia di frustrazione. Tra dichiarazioni roboanti e promesse di riapertura “a ottobre” – ennesima propaganda politica, a nostro avviso – la realtà dei fatti rimane invariata: nulla di fatto. Gli abitanti sono costretti a percorrere strade alternative, spesso più lunghe e pericolose, che farebbero invidia ai più avventurosi esploratori del passato.

I bookmakers e il grande scommettitore del tempo

Se ci fosse una sala scommesse dedicata al destino di queste due opere, probabilmente la quota sulla loro conclusione sarebbe altissima. Eppure, i più acuti scommettitori non puntano né sul “Salvini  e il suo Ponte” né sulla “Ciacciarelli e la sua Galleria”. Perché? Semplice: entrambi sembrano ormai due grandi opere dell’illusione, del ritardo e della propaganda.

Costruzioni Laziali

Ciacciarelli, che vanta contatti con l’Anas e che si aggira con il suo fascio di promesse, sembra più un mago che un politico. Ad oggi, però, il dato di fatto è uno solo: nessuno lo ascolta. La domanda sorge spontanea: perché? Mancanza di appeal politico? Incompetenza? Svista? Oppure semplicemente l’arte di promettere senza essere politicamente incisivo

Il grande interrogativo: chi vincerà?

L’unico dato certo è che gli elettori sono stanchi, esausti, e il disagio è ormai insopportabile. Il dilemma si fa più straziante e più comico di una gag di cabaret: quale delle due opere finirà prima? Il ponte sullo Stretto, simbolo di un’Italia che sogna grandi opere ma spesso le realizza in ritardo o non le realizza affatto? Oppure la Galleria Capo di China, che tra promesse e rinvii sembra ormai un’installazione artistica di disagi e promesse di ripristino non mantenute?

Perché tutto questo spreco di tempo e di parole?

Perché si sbandierano interventi milionari e si promettono miracoli, solo per lasciare il disagio ai cittadini? Perché non si investe davvero, non si lavora seriamente, e si preferisce giocare alla roulette delle promesse? La realtà è che, mentre il tempo scorre, i cittadini continuano a pagare il prezzo di una politica che sembra più interessata a sfoggiare slogan che a risolvere i problemi reali.

E alla fine, quale sarà il vincitore?

Il grande, drammatico, tragicomico finale di questa saga rimane avvolto nell’incertezza. La verità è che, tra il ponte sullo Stretto e la Galleria di Capo di China, non è così importante quale finirà prima: quello che conta è che, nel frattempo, i cittadini continuano a vivere nel disagio, sperando che un giorno, forse, qualcuno decida di mettere fine a questa commedia dell’assurdo.

Il nostro dilemma rimane aperto: quale opera finirà prima? Il ponte di Salvini o la galleria di Ciacciarelli? La risposta, forse, è scritta nelle pagine di un romanzo tragicomico chiamato “La politica italiana”. E noi, cittadini, restiamo in attesa di un finale che, se non altro, possa essere un po’ meno ironico di questa lunga attesa.

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