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Prendete una sedia, mettetevi comodi e provate a seguire l’ultimo capolavoro della commedia dell’arte vaticana, dove l’unica cosa che non cambia mai è che, alla fine, i conti non tornano mai.
Dunque, nell’allegro fortino dello IOR – altrimenti noto come la banca del Papa, un luogo storicamente più impermeabile alle leggi umane di quanto Area 51 lo sia agli extraterrestri – è appena entrata una signora che risponde al nome di Elizabeth McCaul. Non una passante, ma un’economista americana svezzata nei corridoi d’acciaio della vigilanza BCE a Francoforte. Una abituata a fare le pulci ai colossi bancari europei e che ora si ritrova a spulciare i cassetti del torrione più blindato del globo.
I megafoni d’Oltretevere, con la consueta bava alla bocca, l’hanno subito ribattezzata “la grande riforma di Papa Leone XIV per fare pulizia”. Magnifico. Peccato che la signora McCaul non sia esattamente una debuttante allo sbaraglio. C’era già stata nel 2013, chiamata allora a fare la stessa identica operazione di “pulizia e trasparenza” mentre lo IOR affogava nell’ennesima palude di veleni e fango finanziario. In pratica, la McCaul in Vaticano è come il prezzemolo o il super-consulente nei ministeri italiani: la tirano fuori dal freezer ogni volta che c’è da rifarsi il trucco davanti ai mercati internazionali, per poi rimetterla in ghiaccio non appena le acque si calmano e i monsignori possono ricominciare a fare quello che sanno fare meglio. Cioè, i fatti loro.

Ma il vero capolavoro di farsa geopolitica non è l’arrivo della signora di Francoforte. È quello che è successo contemporaneamente dietro le quinte, rigorosamente blindate.
Con un motu proprio firmato in tutta fretta, Leone XIV ha preso la precedente riforma di Papa Francesco e l’ha graziosamente accartocciata e buttata nel cestino. Bergoglio, dopo lo scandalo del disastroso palazzo di Londra (quello comprato a peso d’oro con l’obolo di San Pietro, per intenderci), aveva tolto la borsa dalle mani della Segreteria di Stato e dell’APSA, dando allo IOR il monopolio assoluto degli investimenti. Una mossa per dire: “Adesso i soldi li gestisce solo chi lo sa fare, sotto controllo”.

Arriva Leone XIV e che fa? Esatto, il contrario. Cancella tutto con un tratto di penna e restituisce le chiavi della cassaforte e la gestione degli investimenti all’APSA (l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica).
Traduttore simultaneo per non addetti ai lavori: siccome lo IOR cominciava a essere troppo controllato e “pulito”, si è pensato bene di ridare il portafoglio a un ente dove la nebbia è storicamente più fitta e le mani dei monsignori sono più libere di muoversi. Siamo alle solite. Da una parte si mette in vetrina la prestigiosa vigilante della BCE per rassicurare i fessi di Bruxelles e Washington; dall’altra, sotto il bancone, si smantellano le poche regole introdotte per evitare che i soldi dei fedeli finiscano nei soliti fondi speculativi offshore o in speculazioni immobiliari a cinque stelle.
Chiamatela pure “svolta”. Ma a casa mia si chiama il gioco delle tre carte. Con la differenza che qui, a condurre il gioco, c’è lo Spirito Santo. O chi per lui.






