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Transizione energetica, digitale e nuove disuguaglianze economiche: la lettura di Michele Frondale, attivo nel Casertano
Da Vitulazio una testimonianza diretta su come cambia il mercato e su cosa davvero guida le scelte dei clienti
di Carlo Pascarella
L’automobile, un tempo simbolo di emancipazione e conquista sociale, oggi si muove su un crinale sottile fatto di promesse tecnologiche, normative in perenne mutamento e costi sempre più gravosi. È un settore attraversato da scosse profonde, dove l’innovazione corre più veloce delle infrastrutture e il consumatore, pur armato di informazioni, si ritrova spesso disorientato. Nel grande racconto della mobilità contemporanea, il mercato dell’auto diventa così uno specchio fedele delle contraddizioni economiche e territoriali del Paese.

È in questo scenario complesso che si inserisce la voce di Michele Frondale, professionista del settore automobilistico con attività radicata in provincia di Caserta, a Vitulazio. Un osservatore privilegiato, capace di coniugare l’esperienza maturata sul campo con una visione lucida delle trasformazioni in atto. Da anni impegnato nella vendita di vetture, Frondale ha accompagnato l’evoluzione del mercato, integrando progressivamente la dimensione digitale senza mai rinunciare a un rapporto diretto e fiduciario con la clientela. Il suo lavoro quotidiano non si limita alla commercializzazione dei veicoli, ma si estende alla consulenza, all’ascolto e all’orientamento, in un contesto in cui scegliere un’auto è diventato un atto sempre più ponderato.
Il cliente di oggi, osserva Frondale, arriva preparato ma raramente sereno. «Nel 2026 il consumatore sarà sicuramente più informato rispetto al passato», spiega, «ma anche più confuso. Le informazioni sono tante, spesso contraddittorie, e il rischio è quello di perdere di vista ciò che davvero conta».

Da qui il ruolo, tutt’altro che superato, della concessionaria strutturata. Alla domanda su quale sia oggi il valore aggiunto rispetto all’acquisto online o ai grandi marketplace digitali, la risposta è netta: «Ormai tutti siamo presenti sul digitale. Anche noi abbiamo intrapreso da tempo un percorso di digitalizzazione che consente al cliente di visionare l’auto in ogni dettaglio, dalle immagini agli equipaggiamenti, fino alla possibilità di prenotarla. Ma il digitale resta uno strumento. La scelta vera si compie quando il cliente vede l’auto, ne comprende la storia, ne valuta lo stato reale».
Il tema tecnologico resta centrale. Tra elettrico, ibrido e motorizzazioni tradizionali, il mercato italiano procede a velocità differenti. «L’Italia è divisa», sottolinea. «Da Roma in su l’elettrico ha trovato una diffusione più consistente. Da Roma in giù, invece, le infrastrutture sono ancora insufficienti. Senza una colonnina privata, l’auto elettrica resta una prospettiva difficile da gestire».

Per questo motivo, sono soprattutto le soluzioni ibride a convincere i clienti. «Il mild hybrid funziona bene perché aiuta a ridurre i consumi nel traffico urbano grazie a un supporto elettrico leggero. Anche il full hybrid registra buoni risultati, perché consente brevi percorrenze in modalità elettrica. È una tecnologia percepita come più equilibrata».
A pesare sulle scelte, però, è soprattutto il fattore economico. «Oggi l’auto è diventata un impegno molto più oneroso rispetto al passato», evidenzia Frondale. «I prezzi sono cresciuti in modo significativo e una vettura considerata “popolare” fino a pochi anni fa oggi raggiunge cifre impegnative. Per molte famiglie, soprattutto con un solo reddito, la decisione diventa complessa».
In questo contesto si inserisce il dibattito sul noleggio a lungo termine. «Per il privato, nella maggior parte dei casi, non è una soluzione vantaggiosa», afferma. «Alla fine del contratto non resta alcun valore residuo. Senza una partita IVA e senza la possibilità di scaricare i costi, è fondamentale fare valutazioni molto attente».

L’acquisto, invece, conserva una sua razionalità economica. «Comprare un’auto significa mantenere un valore nel tempo. Per questo consigliamo spesso vetture seminuove, che permettono di contenere la spesa iniziale e di non disperdere capitali importanti in pochi anni».
Il mercato dell’usato, infine, racconta una trasformazione sociale più ampia. «Il ceto medio si è fortemente ridimensionato», osserva Frondale. «Oggi funzionano due segmenti opposti: le auto molto economiche e quelle di fascia alta. Chi ha redditi elevati continua a investire, mentre la fascia intermedia fatica sempre di più».

Guardando al futuro, oltre le statistiche e le previsioni, il vero elemento competitivo resta uno solo. «Il prezzo è importante, ma non decisivo», conclude. «La differenza reale la fa la qualità complessiva del prodotto e del servizio. Nell’usato ogni vettura ha una storia propria. Due auto apparentemente simili possono avere valori molto diversi. Il cliente lo capisce e, quando riconosce qualità, è disposto anche a spendere qualcosa in più».
In un’epoca segnata dall’accelerazione e dall’omologazione, il settore automobilistico sembra dunque tornare a una verità essenziale: senza competenza, trasparenza e relazione umana, nessuna tecnologia può davvero indicare la strada giusta.






