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L’editoriale del direttore
Ventiquattr’ore. Sono passate esattamente ventiquattr’ore da quando quella bomba – perché di una bomba politica si tratta – è esplosa sull’accordo che vedrebbe Achille Migliorelli sedersi sulla poltrona di Segretario Provinciale del PD.

E in queste ventiquattr’ore, sapete cos’è successo? Il nulla. Nessuna nota ufficiale, nessun post piccato, nessuna smentita categorica sulla mediazione che sarebbe stata portata avanti da Di Stefano. Niente di niente. Il telefono di Migliorelli? Risulta irreperibile. Forse non c’è campo, forse è staccato, o forse – ed è il sospetto che serpeggia tra gli iscritti – quel silenzio è più eloquente di mille discorsi.

Viene da chiedersi: perché un aspirante Segretario, uno che dovrebbe guidare il principale partito della provincia, non sente il bisogno vitale di alzare la voce? Perché non ha già diffuso un comunicato stampa per dire: “Non è vero, io con quegli accordi non c’entro nulla”?
La politica è fatta di tempi, e il tempo della trasparenza è sempre “ora”.

Vedere un futuro leader provinciale che sembra incapace di prendere una decisione immediata, che si nasconde dietro un telefono che squilla a vuoto mentre la base ribolle, beh… diciamocelo chiaramente: non è proprio il massimo dell’entusiasmo. Un Segretario deve saper parare i colpi, deve saper metterci la faccia, specialmente quando il clima si fa rovente.
Noi restiamo qui, con il taccuino aperto e il telefono in mano. Aspettiamo segnali di vita, aspettiamo smentite, aspettiamo che qualcuno, finalmente, decida di parlare. Perché in politica, quando il silenzio dura troppo, finisce per diventare una conferma.






