La lezione del caso dello studente indiano e l’arte di inventare l’emergenza.

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Store XX settembre, via XX settembre 3- Cassino

 Di Prof Mario Costa

La vicenda dello studente indiano dell’Università di Cassino si è rivelata una perfetta parabola di come una notizia falsa possa essere trasformata in uno strumento di speculazione politica e mediatica, smontata però in poche ore dal diligente e professionale lavoro d’indagine degli  agenti del locale Commissariato.

Fin dai primi istanti, il sindaco Salera aveva espresso forti perplessità sulla veridicità del racconto, scegliendo la strada della prudenza e del silenzio istituzionale in attesa dei riscontri della Polizia. Una scelta di maturità e di responsabilità che i fatti hanno mostrato essere quanto mai opportuna.

Gli approfondimenti investigativi hanno infatti demolito ogni punto del racconto. Non c’è stato nessun odio razziale o rapina, mentre la presunta banda di giovani egiziani a caccia di vittime in città era solo una narrazione di fantasia. La ricostruzione ha riportato l’episodio nell’alveo di una rissa legata a dinamiche personali e contatti con l’ambiente dell’illecito e dello spaccio. Problematiche diverse, comunque contraste quotidianamente dalle forze dell’ordine.

L’episodio, grave e da perseguire nelle sedi opportune, rientra dunque in dinamiche oggettive purtroppo presentiin qualunque centro urbano. Comunque ben distanti dall’assedio criminale che taluni avevano prefigurato.

Quando una notizia non verificata incrocia la foga di chi,diciamola così, “si lascia prendere dall’orgasmo”, inevitabilmente si assiste al solito scenario di sciacallaggio politico.

Prima ancora che gli inquirenti potessero stabilire i contorni reali dell’accaduto, tre consiglieri comunali si sono affrettati a richiedere, in pieno agosto, un Consiglio comunale straordinario. Così trattando l’assise cittadina alla stregua del Comitato dell’Ordine pubblico e della Sicurezza, paventando una situazione di pericoloimminente. Un atteggiamento che travalica – e di parecchio pure – il legittimo dibattito politico per scivolare nel sensazionalismo puro.

Ma anche una parte dell’informazione, si è tuffata sulla notizia alla stregua di “piccioni sul mangime”. Ma qui purtroppo non si tratta solo di superficialità, ma del cedimento ad un cliché ideologico. Quello cioè di amplificare ogni fatto negativo per avvalorare la tesi di una città invivibile e insicura. E’ una strategia che in qualche caso si regge su un meccanismo retorico ben preciso. In molti resoconti, la parola ricorrente è quasi sempre l’aggettivo “ennesimo”. L’ennesima rissa tra giovani, l’ennesimo episodio di violenza, financhel’ennesimo incidente agli incroci (peraltro in una città strutturata su pianta ortogonale romanica, ma ciò non basta a rendere inevitabili, ogni tanto, “capocciate” tra auto). Insomma, tutto viene amplificato, ingigantito per costruire una percezione costante di insicurezza. Il calcolo è chiaro pur se illusorio: alimentare la paura nella speranza di raccogliere, quando sarà, un qualche dividendo elettorale. Un’illusione miope, perché quando si perde il senso della misura, si perde anzitutto la credibilità dinanzi ai cittadini.

La battaglia politica è non solo legittima, ma auspicabile se condotta a viso aperto e sui contenuti reali. Tuttavia richiede misura e rispetto per la verità. Trasformare la cronaca locale in un perenne campo di battaglia propagandistico non fa il bene della comunità, sporca l’immagine di una città accogliente né, tantomeno, rende un servizio alla sicurezza reale dei cittadini.

                                                                             
            

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