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di Redazione
Sessa Aurunca – C’è un momento preciso in cui l’arte smette di essere decorazione e diventa specchio. Accade varcando la soglia di “Vibrazioni Cromatiche”, la mostra personale di Pasquale Sorrentino che fino al 7 aprile trasforma Sessa Aurunca in un rifugio per l’anima. Non chiamatela semplicemente esposizione: quello che Sorrentino mette in scena è un corpo a corpo con la materia, un universo di pigmenti orchestrato per dare voce alle domande che spesso non sappiamo formulare.

Il primo impatto con le tele è quasi magnetico. Sorrentino non dipinge la luce, la evoca. Nelle sue opere, il chiarore non è un semplice vezzo estetico, ma un viatico spirituale. In un’epoca frammentata e rumorosa, l’artista usa il pennello come una lama che fende il caos, cercando quel raggio di “luce-salvezza” capace di traghettarci fuori dalle ombre del quotidiano. È un invito all’ascesa, una ricerca ostinata di senso che trasforma il visitatore da spettatore passivo a compagno di viaggio.

Ma l’arte di Sorrentino non è una fuga dalla realtà. Al contrario, scava nelle pieghe più dolorose della nostra condizione. Uno dei temi più vibranti della rassegna è il tempo: l’artista ne dipinge il logorio, la polvere che si posa sui giorni, l’inevitabile “sconfitta” di fronte al cronometro biologico.

Eppure, in questa resa dei conti con l’orologio, emerge una bellezza struggente: quella dell’uomo che resiste. È il ritratto di un’umanità che, pur consapevole della propria fragilità, cerca disperatamente di trattenere l’attimo, di cristallizzare un’emozione prima che svanisca.
“Vibrazioni Cromatiche non è solo una mostra, ma un invito al silenzio in un mondo che urla. È il tentativo di riconoscere le proprie cicatrici e scoprire che, proprio lì, può infiltrarsi la luce.”
Visitare la mostra significa concedersi il lusso della riflessione. Ecco tre motivi per cui vale la pena perdersi tra queste tele: L’intensità filosofica. Il dinamismo tecnico.L’impatto viscerale.
C’è tempo fino al 7 aprile per immergersi in questo frammento di verità. In un mondo che corre, Pasquale Sorrentino ci chiede di fermarci. E forse, tra le sue “vibrazioni”, potremmo finalmente ritrovare noi stessi.






