L’intelligenza che si fa incontro: a Cassino la panchina di Piazza Diaz diventa un monumento all’umanità

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Domenico Panetta
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Cassino — Ci sono luoghi in una città che non si misurano in metri quadri, ma in densità di pensieri, sorrisi e strette di mano. Da questa mattina, Piazza Diaz a Cassino ha ufficialmente il suo “luogo dell’anima”. Alla presenza di familiari, amici, cittadini e della stampa locale, è stata infatti scoperta una targa speciale sulla panchina che per anni è stata il fulcro del dialogo tra due dei giganti intellettuali più amati della comunità: il preside Peppino Grossi e il professor Fausto Pellecchia.

Non un monumento freddo e distaccato, dunque, ma una semplice panchina. “La loro panchina”, scelta per simboleggiare un rapporto vivo, verace e unico con la città.

“Mo arriv’! Asset’t…”: l’elogio della disarmante semplicità

A guidare il ricordo delle istituzioni è stato il sindaco di Cassino, Enzo Salera, che ha tratteggiato il profilo di due uomini di scuola dal monumentale spessore intellettuale, ma dotati di una dote oggi rarissima: l’accessibilità totale.

“Cultura, sensibilità, intelligenza, ma anche umanità. Peppino Grossi e Fausto Pellecchia hanno rappresentato la parte migliore della nostra Cassino” – ha dichiarato il primo cittadino. “Con loro non contava né il titolo di studio, né la professione, tantomeno l’appartenenza sociale. Fausto e Peppino parlavano con tutti”.

Il dettaglio più toccante della targa è l’incisione di una frase in dialetto cassinese. Era il modo in cui il preside Grossi era solito accogliere chiunque si avvicinasse: “Mo arriv’! Asset’t…” (Adesso arrivo! Siediti…). Un invito che, come sottolineato dal sindaco, spingerà chi li ha conosciuti a ricordare i loro volti sorridenti, e accenderà la curiosità dei passanti che non li hanno incrociati, trasformando ogni cittadino in un potenziale custode e narratore delle loro mille storie.

A svelare la profondità filosofica di questo omaggio è stato il prezioso intervento del professor Mario Costa. Nel suo discorso, Costa ha evidenziato come quell’invito dialettale non fosse un semplice modo di dire, ma un autentico manifesto esistenziale: un richiamo alla convivialità, all’accoglienza e al tempo lento della riflessione.

In un mondo frenetico, la targa sigilla un’amicizia che la morte ha interrotto, ma non spezzato. Peppino e Fausto, ha ricordato Costa, sono stati la dimostrazione vivente che l’intelletto, se accompagnato da un sentire buono, unisce invece di separare. Non hanno mai guardato nessuno dall’alto in basso, preferendo diffondere la propria intelligenza camminando per le strade.

La panchina di Piazza Diaz si trasforma così in un presidio di “memoria attiva”, soprattutto per le nuove generazioni. Sulla targa si legge infatti anche un’altra frase densa di significato: “Qui si custodivano amicizie e idee che vivono nel tempo”.

La cerimonia di questa mattina lascia a Cassino una grande lezione: la vera autorevolezza non ha bisogno di essere imposta dall’alto di una cattedra, si coltiva anche seduti su una panchina pubblica.

Da oggi, fermarsi e sedersi in Piazza Diaz non sarà solo un momento di riposo, ma un modo per onorare due uomini straordinari. Un invito a non dimenticare il valore del confronto schietto, della risatina genuina e, soprattutto, della dignità umana da riconoscere in ogni singola persona. Peppino e Fausto non ci sono più, ma il loro ponte di umanità resta lì, aperto a chiunque deciderà di accettare l’invito e “sedersi” ad ascoltare il silenzio complice della storia.

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