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Frosinone – La trasparenza della Pubblica Amministrazione in Ciociaria continua a rimanere un miraggio, confinata in una burocrazia che sembra rifiutare il concetto stesso di controllo diffuso. A lanciare l’allarme è l’associazione Fare Verde Provincia di Frosinone APS, che punta il dito contro la gestione del ciclo dei rifiuti nei novantuno comuni del territorio. Quella che Filippo Turati nel lontano 1908 definiva suggestivamente come la “casa di vetro” si sarebbe trasformata, secondo l’ente del Terzo Settore, in un edificio dai vetri oscurati e impenetrabili, lasciando i cittadini nell’impossibilità di conoscere il reale utilizzo delle risorse pubbliche.

Al centro della dura contestazione ci sono la SAF (Società Ambiente Frosinone) di Colfelice, che si occupa dei rifiuti provinciali, e la Re-Mat. Lazio Spa di San Giorgio a Liri, attiva nella gestione dei flussi provenienti da fuori provincia. Nonostante l’articolo 97 della Costituzione e il Decreto Legislativo 33 del 2013 impongano l’accessibilità totale a dati e documenti per prevenire la corruzione e garantire il buon andamento amministrativo, la realtà sul campo racconterebbe una storia completamente diversa.

L’atto d’accusa di Fare Verde ha radici che risalgono a quasi un anno fa, quando nel luglio del 2025 l’associazione richiese formalmente la pubblicazione dei dati obbligatori per legge sui siti istituzionali delle due società. A distanza di quasi un anno, nel giugno del 2026, la situazione di stallo rimane immutata e nessun documento è stato reso pubblico. Il muro di silenzio ha avvolto anche le successive e specifiche richieste riguardanti i rendiconti degli oneri accessori alla tariffa, come i benefit ambientali previsti dal decreto commissariale della Regione Lazio, l’addizionale del cinque per cento per i conferimenti fuori dall’Ambito Territoriale Ottimale, l’ecotassa e i delicati costi di gestione post-mortem delle discariche ormai esaurite.

Di fronte a questa prolungata assenza di risposte, Fare Verde si rivolge direttamente ai sindaci dei novantuno comuni ciociari, richiamandoli al loro ruolo fondamentale di custodi della legalità e rappresentanti delle comunità locali. L’associazione chiede ai primi cittadini un’immediata e rigorosa attività di vigilanza su capitoli di spesa caldi che incidono direttamente sulle tasche dei contribuenti attraverso la TARI. Tra le voci che richiedono immediata chiarezza spiccano i costi di gestione complessivi, le spese per il personale, gli acquisti e le forniture, ma anche i compensi extra salariali per le deleghe di funzione, le consulenze affidate a ex dipendenti ormai in pensione, le spese di comunicazione e i contributi erogati per eventi, sagre e manifestazioni.
Il messaggio inviato ai palazzi municipali è un perentorio invito a un cambio di passo non più rimandabile. Secondo Fare Verde, in un contesto in cui i costi del servizio continuano a lievitare costantemente a carico delle famiglie, non è più tollerabile che i Comuni si limitino a inviare le cartelle di pagamento o a proporre giustificazioni di circostanza. La richiesta che sale dal territorio è chiara ed esige responsabilità, chiarezza e rispetto per i diritti dei cittadini, restituendo finalmente trasparenza a un settore cruciale per l’ambiente e per le finanze pubbliche della provincia.






