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Indagine capitolina svela presunte trame corruttive e dinamiche investigative complesse
Un’alba di intensa attività investigativa ha squarciato la quiete della provincia di Caserta, sollevando domande profonde sull’integrità delle istituzioni giudiziarie attraverso un’operazione che ha coinvolto Giudici di Pace e avvocati, tutti sospettati di essere parte di un articolato sistema di falsi sinistri stradali e truffe assicurative. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, è stata condotta dalla Polizia di Stato e dal Nucleo di Polizia Economico‑Finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari.

L’indagine si concentra su una serie di cause civili relative a sinistri stradali che – pur distinti tra loro per tempi e circostanze – presentano anomalie e dinamiche sorprendentemente simili: investimenti di pedoni sulle strisce senza testimoni indipendenti, ciclisti coinvolti in modo inusuale e, in più di un episodio, addirittura l’assenza dell’intervento delle forze dell’ordine sul luogo del presunto evento. Tali ripetute incongruenze hanno indotto gli investigatori a sospettare una sistematica costruzione di incidenti mai avvenuti, utilizzati come base per ottenere risarcimenti assicurativi indebitamente.
Secondo gli inquirenti, alcuni avvocati coinvolti avrebbero curato l’intero “iter processuale” dei falsi sinistri: non soltanto predisponendo la documentazione con fatti e date contraffatti, ma anche coordinando i rapporti con consulenti tecnici, medici e periti designati dalle compagnie assicurative, nel tentativo di ottenere valutazioni favorevoli. Il quadro investigativo racconta di dinamiche ricorrenti che spaziano dalla predisposizione di perizie tecniche a strategiche interlocuzioni con interlocutori esterni al processo, tutte riconducibili a una presunta pianificazione tesa a pilotare gli esiti dei procedimenti civili a vantaggio delle parti coinvolte.

Al centro delle misure cautelari disposte dal Gip figurano tre Giudici di Pace in servizio presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti dei quali è stata ordinata la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per la durata di un anno. I tre magistrati onorari destinatari della misura sono: Rodosindo Martone, 57 anni, originario di Santa Maria Capua Vetere; Bruno Dursio, 67 anni, di Marcianise; Maria Gaetana Fulgeri, 59 anni, proveniente da Caserta città.
È importante sottolineare che queste misure non costituiscono una condanna definitiva, ma soltanto una fase cautelare delle indagini, come stabilito dall’ordinamento giuridico italiano, che riconosce la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva.
Tra gli avvocati coinvolti, le misure variano in base alla posizione e alla presunta gravità delle condotte contestate: a Giuseppe Luongo, 38 anni, di Maddaloni, è stata applicata la misura degli arresti domiciliari, mentre Michele Zagaria, 51 anni, di Capua, Vincenzo Castaldo, 38 anni, di Santa Maria Capua Vetere, e Michele Chirico, 52 anni, di Caserta città, sono stati colpiti dal divieto temporaneo di esercitare la professione forense per un anno.

L’ordinanza del Gip ha disposto anche un significativo sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie nei confronti dei sette indagati, per un valore complessivo che supera i 300.000 euro, ritenuti – in base alle risultanze investigative preliminari – profitto o prezzo delle condotte oggetto di accertamento.
Il quadro investigativo, come emerge dalle fonti ufficiali, delinea un tessuto di relazioni tra avvocati e giudici onorari che, secondo l’accusa, avrebbe favorito l’accoglimento di richieste di risarcimento per danni fisici e morali basate su sinistri mai realmente verificatisi. Per gli inquirenti, in diversi casi sarebbero stati utilizzati buoni viaggio, oggetti di valore e contropartite economiche come strumento di incentivo affinché le decisioni giudiziarie si orientassero verso l’esito desiderato.

Se da un lato la Procura della Repubblica di Roma ha coordinato l’inchiesta, dall’altro la conduzione operativa delle indagini ha coinvolto attivamente la Squadra Mobile di Caserta e i finanzieri del Nucleo Polizia Economico‑Finanziaria, che hanno analizzato decine di fascicoli, sentenze, perizie tecniche e atti processuali con l’obiettivo di individuare criteri ricorrenti e anomalie tali da giustificare l’avvio dell’azione penale.
Il cuore di questa vicenda risiede nella delicatezza della funzione giudiziaria: quando chi è investito dell’autorità di interpretare e applicare la legge viene sospettato di comprometterne l’autonomia decisionale, l’intero sistema rischia di subire una ferita alla sua credibilità sociale. Allo stesso tempo, è fondamentale che processi come questo vengano affrontati nell’alveo delle garanzie difensive e del contraddittorio, affinché emergano con chiarezza verità dei fatti e responsabilità individuali, libere da pregiudizi.
Questa inchiesta non rappresenta un caso isolato nel panorama giudiziario italiano recente: negli ultimi anni simili ipotesi di falsi sinistri stradali e truffe alle assicurazioni hanno sollevato attenzione mediatica e investigativa in varie province, coinvolgendo professionisti di diverso ordine e grado. Tuttavia, la partecipazione diretta di magistrati onorari richiede una riflessione approfondita sulle modalità di reclutamento, controllo e formazione di tali figure, chiamate a esercitare un ruolo di grande responsabilità nei rapporti civili quotidiani.
A livello sociale, la notizia invita a interrogarci sul rapporto tra fiducia pubblica e sistema giudiziario: quale equilibrio può essere preservato tra rispettare l’autonomia dei singoli e assicurare trasparenza e integrità delle decisioni? Le risposte non sono immediate, ma il percorso giudiziario che attende le persone coinvolte in questa vicenda fornirà ulteriori elementi di verità, nello spirito del giusto processo e della certezza del diritto.
È obbligo rilevare che gli indagati, sono, allo stato, solamente indiziati di delitto e la loro posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente, e solo dopo la emissione di una sentenza passata in giudizio, gli stessi saranno, eventualmente, riconosciuti colpevoli, in maniera definitiva, del reato ascritto. Il tutto in ossequio al principio costituzionale di presunzione di innocenza.
Ca. Pa.






