Pareggio Amaro per il Cassino: Crisi Nera e “Schiaffo” al Capitano

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Domenico Panetta
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Sei partite per Mancone , 18punti in palio ne racimola soltanto 2. L’ombra della retrocessione si allunga sul Salveti. Il ‘grazie’ a Magliochetti? Una fascia strappata.

CASSINO – La parola d’ordine è una sola: retrocessione. Il Cassino Calcio non va oltre un misero pareggio casalingo contro il Monterotondo, una prestazione che non solo non raddrizza la barca, ma la affonda ancora di più nelle secche della classifica. Dopo 14 giornate di campionato, i biancazzurri navigano in acque agitate con appena 6 punti in classica una miseria che grida vendetta e… 

Il cambio in panchina, atteso come la manna dal cielo per scuotere l’ambiente, si è tradotto finora in soli 2 punti racimolati sotto la nuova gestione. Un bilancio non solo insufficiente, ma patetico.

L’Inefficacia del Modulo e la Rassegnazione

Il problema non è solo negli uomini, ma in un’impostazione tattica che si rivela ogni domenica un boomerang. Il tanto decantato 3-5-2 continua a mostrare tutti i suoi limiti, trasformando il centrocampo, che dovrebbe essere il cuore pulsante, in una prateria per gli avversari e l’attacco in un deserto di occasioni. A questo punto, pensare che questo modulo porti risultati è non solo ingenuità, ma pura testardaggine suicida. Il Cassino è lento, prevedibile e soprattutto non vince. E in questa categoria, il bel gioco non serve a nulla senza i tre punti.

Il Tradimento della Fascia: Il Calcio Dimentica il Rispetto

Ma il colpo di scena più amaro, quello che rivela il livello di confusione e mancanza di sensibilità della dirigenza e ancora di più del tecnico perché è quest’ultimo a decidere, arriva fuori dal campo. Il capitano, Daniele Magliochetti, è stato privato della fascia che passa ora al nuovo arrivato Rota.

Se il calcio fosse solo una questione tecnica, la decisione potrebbe anche avere un suo (discutibile) senso. Ma il calcio, signori, è fatto di rispetto, storia e appartenenza. Magliochetti non è un giocatore qualunque: è l’unico ad aver giurato fedeltà a questa maglia in estate, l’unico che, nonostante le sirene di squadre più ambiziose, ha scelto di non abbandonare la nave che già imbarcava acqua.

Strappare quella fascia a un uomo che ha dimostrato tale sacrificio è un schiaffo morale che va oltre la tattica. È un messaggio chiaro: il merito e l’attaccamento non contano. La fascia di capitano deve andare, per le basi non scritte del pallone, a chi ha già sudato l’anima e dimostrato sul campo un legame indissolubile con quei colori.

Se le fondamenta sono queste, il Cassino non deve stupirsi se la sua casa sta crollando. La società farebbe bene a guardarsi allo specchio: non sono solo i giocatori a essere sotto esame, ma chi gestisce lo spogliatoio e, soprattutto, chi non sa riconoscere il vero significato della parola Capitano.
Cosa ne pensano i tifosi di questa situazione e del cambio di capitano?

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