PARENTI, SERPENTINI (D’ORO) E L’AFFIDAMENTO A CASA CIACCIARELLI DI 8.165 euro

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A Ferentino l’affidamento diretto da 8.165 euro va alla moglie dell’assessore regionale. Loro dicono che è tutto regolare. E ci mancherebbe pure.

Prendete una bella mattina di sole a Ferentino, ridente comune della ciociaria. L’amministrazione comunale deve affidare un incarico per un lavoro di riqualificazione. Roba minima, sia chiaro: 8.165 euro. Spiccioli, per le casse pubbliche. Una cifra così modesta che, con le geniali maglie dei nuovi codici degli appalti concepiti per la solita “semplificazione” (leggi: “facciamo un po’ come ci pare senza romperci le scatole con i bandi”), si può tranquillamente assegnare a chiamata diretta. Senza gara, senza sbandierare troppo ai quattro venti, senza se e senza ma.

E a chi lo affidano questo incarico, gli illuminati dirigenti comunali? Ma guardate un po’ il caso, la coincidenza, la sublime e fortunata carambola del destino: alla società dell’ingegnera Cinzia Turchetta. Una professionista stimatissima, per carità. Che però ha un piccolo, irrilevante dettaglio sul curriculum vitae: è la moglie di Pasquale Ciacciarelli, illustre assessore della Regione Lazio.


Poteva mancare la solita levata di scudi dei malpensanti? Ovviamente no. Risultato: esposto immediato, opposizione sulle barricate e dibattito politico infuocato. Perché, vedete, nell’Italia del “tengo famiglia” c’è ancora qualcuno così antiquato da porsi una domanda bizzarra: ma è mai possibile che tra decine di migliaia di ingegneri e professionisti sparsi sul territorio, la scelta della pubblica amministrazione cada sempre ed esattamente sul congiunto del politico di turno?

Intervistata dai colleghi di Fanpage, la dottoressa Turchetta ha sfoderato la classica, inossidabile replica d’ordinanza, un vero e proprio “must” del repertorio istituzionale nostrano: “Nulla da dire, sono un ingegnere libero professionista che lavora anche con il pubblico”.

Traduzione dal burocratese all’italiano corrente: io c’ho la laurea, io fatturo, che male c’è? Nessuno, ci mancherebbe. La posizione è formalmente impeccabile. Il punto, però, è che qui nessuno mette in dubbio che la signora sappia usare la squadra e il compasso. Il punto è un altro, ed è vecchio come la Repubblica: la differenza abissale tra la legalità formale e l’opportunità politica.

Nessuno sta dicendo – fino a prova contraria – che ci sia un illecito o un reato penalmente rilevante. Ma nella Pubblica Amministrazione l’apparenza non è un orpello per anime candide: è sostanza. È la differenza tra una gestione trasparente del bene comune e l’impressione – sempre più radicata nei cittadini – che le istituzioni siano un club privato con ingressi e risorse riservati ai soci e ai loro parenti stretti.

Ora il Comune di Ferentino si trova nella classica posizione del gatto sorpreso con la panna sulla bocca che deve spiegare di essere vegetariano. E le domande a cui la giunta dovrà rispondere – possibilmente prima che gli atti finiscano in qualche fascicolo con la copertina di cartone – sono di una semplicità disarmante:

1. Sono stati consultati altri professionisti prima di staccare l’assegno, o si è andati a colpo sicuro?

2. Quali criteri oggettivi e imbattibili hanno portato a scegliere proprio quella società?

3. Chi doveva decidere, prima di firmare, si è posto il dubbio se fosse il caso di astenersi per evitare figuracce, o ha pensato che nessuno se ne sarebbe accorto?

Il paradosso ridicolo di tutta questa storia sta proprio nella cifra: 8.165 euro. Per una somma così contenuta, un’amministrazione avveduta avrebbe dovuto blindare la procedura con quadruplo vetro anti-proiettile, oppure girare al largo da qualsiasi ombra di conflitto di interessi per non prestare il fianco. E invece no. Si preferisce la solita tecnica dell’arrocco: si attende l’esposto, si aspetta l’articolo sul giornale e poi, solo travolti dall’imbarazzo, si comincia a farfugliare che “è tutto in regola”.

Sarà pure tutto formalmente in ordine, per carità. Ma resta quell’odioso senso di opacità che sgretola, un pezzetto alla volta, la fiducia della gente nelle istituzioni. A Ferentino adesso promettono carte, verifiche e controlli retroattivi. Ce li facciano vedere, questi faldoni. Dimostrino che è stato tutto limpido e che il cognome dell’assessore Ciacciarelli non è servito nemmeno come “segnalibro”. Nel frattempo, ai cittadini non resta che prendere atto dell’ennesimo miracolo italiano: la meritocrazia è cieca, ma la fortuna delle parentele politiche ci vede benissimo.

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