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di Domenico Panetta
Si chiude nel modo più brusco e inaspettato il secondo mandato amministrativo di Francesco Lavalle. Con un atto formale consegnato nelle scorse ore, sette consiglieri comunali hanno rassegnato le proprie dimissioni contestuali, provocando lo scioglimento automatico del Consiglio e la fine della giunta in carica. Il paese si avvia ora verso una fase di commissariamento che durerà fino alle prossime elezioni utili.

Dopo ore di incertezza, l’ormai ex primo cittadino ha affidato ai social la sua replica, un lungo messaggio intriso di amarezza ma anche di dura critica politica. Lavalle non usa mezzi termini: definisce la manovra una «contrapposizione tra la volontà della maggioranza dei cittadini e la scelta di pochi».
Secondo Lavalle, il mandato nato dalle urne è stato interrotto non da un voto di sfiducia in aula dopo un dibattito democratico, ma da un atto tecnico compiuto «senza trame e senza sotterfugi», suggerendo un’azione mossa da interessi personali o di parte piuttosto che dal bene della comunità.

L’aspetto più preoccupante sollevato dall’ex sindaco riguarda le ricadute pratiche sulla cittadinanza. La fine anticipata della consiliatura comporta, di fatto, l’arrivo di un Commissario Prefettizio.
«Si consegna il paese a una fase di stallo che impedisce l’accesso a importanti finanziamenti e rischia di bloccare progetti già in corso», avverte Lavalle.

Il riferimento, neppure troppo velato, è ai fondi del PNRR e alle opere pubbliche programmate che ora potrebbero subire rallentamenti burocratici decisivi.
Nonostante la caduta, Lavalle rivendica il lavoro svolto in questi anni con «impegno e senso delle istituzioni», promettendo che ci sarà tempo per fare chiarezza su quanto accaduto nelle segrete stanze del palazzo comunale.
L’attenzione si sposta ora sulle motivazioni dei sette dimissionari, dai quali si attende una replica ufficiale che spieghi le ragioni di una rottura così netta. San Giorgio a Liri si sveglia oggi senza una guida politica, aprendo una stagione di incertezza che promette di infiammare la prossima campagna elettorale.







