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di Domenico Panetta
Seguiamo con estrema attenzione le dinamiche del Partito Democratico di Frosinone. Perché? Perché dietro il linguaggio istituzionale e le votazioni formali, la politica è fatta di relazioni, equilibri fragili e – inevitabilmente – scontri personali che finiscono per riflettersi sul tessuto collettivo. Quando una transizione di potere, come l’elezione di Migliorelli, viene scalfita da uno scontro pubblico così frontale tra figure di primo piano, è nostro dovere analizzare non solo il “cosa”, ma anche il “perché”, per capire se si tratti di un semplice sfogo estemporaneo o del segnale di una crisi più profonda nella gestione del consenso.

L’elezione del nuovo segretario provinciale del Partito Democratico di Frosinone, Migliorelli, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di ritrovata sintesi e compattezza per il partito, si è trasformata rapidamente in un terreno di scontro. A poche ore dalla proclamazione, è esplosa una polemica pubblica, giocata – come ormai da consuetudine – sul filo dei social network.
A rompere il silenzio, con un post dai toni decisamente duri, è stato Luca Fantini, ex segretario, protagonista di un acceso scambio a distanza con l’esponente nazionale Danilo Grossi.
Il nodo del contendere nasce durante l’assemblea che ha sancito il nuovo corso. Fantini contesta a Grossi, nel corso della relazione del partito, di aver completamente omesso il lavoro svolto dalla sua segreteria, percependo tale dimenticanza non come una svista, ma come una mancanza di riconoscimento politico verso chi, fino a ieri, ha tenuto le redini del partito.

Ecco i passaggi chiave del duro sfogo affidato ai social da Fantini:
“Caro Danilo, forse come spesso ti è capitato in questi anni, ieri eri distratto. E non ti sei accorto che sono andato al tavolo della presidenza a fare personalmente gli auguri al nuovo segretario. […] Ieri ho dovuto ascoltare una relazione in cui non si è fatto un cenno al mio lavoro mentre ti faccio notare che abbiamo un segretario perché io ho scelto il bene di questa comunità.”
Fantini non si limita a rivendicare il merito di aver traghettato il partito verso l’attuale assetto, ma trasforma la critica in una lezione di galateo politico. “Quando vuoi ti spiego come si fanno gli accordi e come si mantengono, così ci risparmiamo un’altra caduta di stile dopo quella di ieri”, scrive l’ex segretario, per poi lanciare una frecciata finale che chiama in causa altri dirigenti, elogiati per avere una “caratura” superiore.
La chiusura del post è un esplicito invito alla rottura della finzione istituzionale: “Su una cosa siamo d’accordo, basta ipocrisie.”

Come spesso accade in queste dispute, è il post scriptum a contenere il veleno più concentrato. Fantini punta il dito contro la coerenza di Grossi, accusandolo di aver omesso – proprio lui, in veste di dirigente nazionale – i dovuti ringraziamenti formali alla presidente e al tesoriere nel suo stesso post di commento all’elezione. Una sorta di “chi è senza peccato scagli la prima pietra” che chiude il cerchio di una giornata che, per il PD ciociaro, segna una ferita aperta piuttosto che una ripartenza.
Questa “bagarre” digitale rivela una frattura che va oltre il semplice mancato ringraziamento. Siamo di fronte alla difficoltà, tipica delle fasi di transizione, di chiudere i conti con il passato e di definire il nuovo perimetro di potere. Se per il nuovo segretario Migliorelli la sfida è quella di guidare un partito coeso, la gestione di queste tensioni interne – che si giocano ormai a cielo aperto – sarà il suo primo, vero banco di prova.






