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Dalla leader del PD arriva un affondo diretto alla Presidente del Consiglio: sulla crisi in Medio Oriente non bastano le informative di settore, serve una parola chiara dalla premier.
Di Domenico Panetta
ROMA – Il clima a Montecitorio si fa incandescente. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha scelto di alzare il livello dello scontro politico, mettendo nel mirino non più soltanto la linea del governo, ma direttamente il silenzio di Giorgia Meloni sulle recenti tensioni geopolitiche legate all’attacco Usa-Israele contro l’Iran.

Il nodo della questione è la trasparenza. Sebbene il Partito Democratico riconosca la disponibilità dell’esecutivo a fornire chiarimenti, per la segretaria Dem non basta più una “informativa tecnica”. Schlein è categorica: il peso della crisi richiede l’intervento diretto della Presidente del Consiglio.
“Noi apprezziamo la vostra disponibilità a venire per questa informativa, ma chiediamo che riferisca la premier Meloni” ha dichiarato in Aula, sottolineando che, in una fase così delicata per gli equilibri internazionali, non si può delegare la comunicazione politica.

Non manca la stoccata polemica. Schlein ha infatti sollevato un interrogativo pungente riguardo alla presenza del ministro della Difesa, Guido Crosetto, contrapponendola al silenzio della premier: “Il ministro Crosetto ora è rientrato, ci chiediamo quando potranno ritornare tutti gli altri che non hanno le stesse disponibilità”.
Ma è l’assenza di una posizione pubblica della leader di Fratelli d’Italia a preoccupare maggiormente l’opposizione. “Come è possibile non abbia detto una parola?” ha incalzato Schlein, accusando implicitamente la premier di sottrarsi al confronto pubblico su un tema che tocca direttamente la sicurezza nazionale e la collocazione internazionale dell’Italia.

Al di là della schermaglia politica su chi debba parlare, emerge un timore concreto. La richiesta di Schlein punta dritta al punto: l’Italia ha ricevuto richieste di supporto militare o logistico? Il PD chiede chiarezza su quali impegni l’Italia possa essere chiamata a sottoscrivere nel quadro delle operazioni in Medio Oriente.
La richiesta di una “parola chiara” non è solo una rivendicazione di prerogative parlamentari, ma la ricerca di una posizione ufficiale del governo su un conflitto che rischia di estendersi, portando l’Italia a dover definire, senza ambiguità, il proprio ruolo sul campo.






