Siamo intrappolati dall’effetto kruger l’informazione tra divano e tablet

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Domenico Panetta
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Viviamo in un’epoca in cui l’informazione scorre incessantemente, come un fiume in piena che travolge ogni nostra sensazione di sicurezza e di verità. La domanda non è più “che tipo di informazione riceviamo”, ma piuttosto “come questa viene veicolata, interpretata e assimilata”. Per molti, spesso i non addetti ai lavori, basta un computer acceso, un divano comodo e una sedia, e in un attimo si creano le condizioni per credere di aver raggiunto l’apice dell’evoluzione umana. Un click, un’immagine, una frase, e tutto diventa “conoscenza”.

Ma questa facilità di accesso all’informazione non è sinonimo di comprensione profonda o di verità oggettiva. È qui che entra in gioco l’effetto Dunning-Kruger, o meglio, l’effetto Kruger di cui si parla spesso: quella tendenza a sovrastimare le proprie competenze e a sottovalutare la complessità del mondo, convincendoci di sapere tutto in pochi secondi di navigazione. È un’illusione che rende l’uomo moderno un esperto di tutto e di niente, un “sapiente” che giudica senza aver mai approfondito.

Siamo spesso vittime di questa “superficie” informativa, che ci fa credere di aver letto e compreso tutto, mentre in realtà ci limitiamo a caricare dati senza filtrarli, senza analizzarli, senza contestualizzarli. La più grande espressione d’arte contemporanea?Potrebbe essere considerata questa nostra capacità di fare finta di sapere, di costruire opinioni senza un vero studio, di accogliere come verità assoluta ciò che si trova in rete, come se Google fosse la fonte definitiva dell’autenticità.

Molti “critici” dell’informazione si affidano a Google come se tutto ciò che lì si trova fosse frutto di studio e ricerca, ma sappiamo bene che non è così. È il risultato di caricamenti, di condivisioni, di opinioni personali, di fonti non verificabili. Eppure, per molti questa è “informazione vera”, quando invece si tratta di un’eco di voci, di caricature e di credenze condivise senza un vero filtro critico.

È giunto il momento di mettere un punto fermo. Se il mondo va in questa direzione, è perché tanti si lasciano ingannare dall’apparenza, dalla superficialità, dalla velocità. E questa “informazione” di basso livello spesso utilizzata da chi non fa informazione, alimenta anche il nostro modo di pensare e di agire: diventa il vicino di casa che dice la sua, il salumiere tra un taglio di salame e mortadella, o i “sfasulati” come si definiscono a Napoli, che si limitano a ripetere ciò che sentono senza approfondire.

Per essere una nazione credibile, dobbiamo prima di tutto combattere l’effetto Kruger, riconoscere i nostri limiti e impegnarci a cercare la verità con spirito critico, con pazienza e con umiltà. Solo così potremo uscire dall’illusione della superficialità e costruire una cultura dell’informazione che sia realmente affidabile, capace di fare la differenza nel nostro presente e nel nostro futuro.

Ricordiamoci: l’evoluzione umana non si misura dalla velocità con cui si accende un computer, ma dalla profondità con cui si sa leggere il mondo che ci circonda.

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