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Al Teatro Corona di Quarto, in provincia di Napoli, l’unica data campana del tour porta sul palco il racconto intimo e civile del giornalismo d’inchiesta.
Una serata che promette confessione, memoria e riflessione sul fragile equilibrio tra coscienza, potere e responsabilità.
di Carlo Pascarella
Il sipario si prepara ad accogliere una voce che da anni attraversa le pieghe più complesse della realtà italiana. Il 20 febbraio 2026, alle 18.30, al Teatro Corona di Quarto, in provincia di Napoli, Sigfrido Ranucci porterà in scena Diario di un trapezista, monologo teatrale che trasforma l’esperienza dell’inchiesta in racconto autobiografico e riflessione civile.

Conosciuto dal grande pubblico per la conduzione di Report, Ranucci rappresenta una delle figure più autorevoli del giornalismo investigativo contemporaneo. Autore, inviato e narratore di vicende complesse, ha indagato traffici internazionali, intrecci economici e zone d’ombra del potere, costruendo negli anni una credibilità fondata su rigore, perseveranza e responsabilità pubblica. Premi e riconoscimenti hanno accompagnato un percorso professionale segnato da inchieste di forte impatto, contribuendo a consolidare il suo ruolo come punto di riferimento dell’informazione d’approfondimento. L’approdo alla dimensione teatrale amplia questa traiettoria, offrendo una prospettiva più intima e diretta del racconto.
Il progetto scenico nasce dall’omonimo libro e si sviluppa come un itinerario autobiografico che intreccia memoria personale, responsabilità sociale e riflessione civile. Il titolo evoca la metafora del trapezista, immagine che sintetizza la condizione di chi indaga sospeso tra ricerca della verità, rischi professionali e peso delle conseguenze. Il palcoscenico diventa così luogo di confessione pubblica e di confronto collettivo, in cui il racconto si spoglia della mediazione televisiva per affidarsi alla forza essenziale della parola.
Elemento centrale della tournée è la produzione firmata da El Primero Produzioni, realtà guidata da Luigi Esposito, che accompagna il progetto con una visione organizzativa e artistica orientata alla valorizzazione del teatro civile e della divulgazione culturale. La collaborazione contribuisce a definire un allestimento capace di coniugare rigore narrativo e coinvolgimento emotivo, sostenuto anche da musiche originali e da una struttura drammaturgica pensata per amplificare l’impatto del racconto.

La narrazione si muove tra episodi inediti, retroscena professionali e momenti di profonda introspezione, restituendo una prospettiva inedita sulla dimensione umana del giornalismo d’inchiesta. Emergono le tensioni, le responsabilità e le scelte che accompagnano un mestiere spesso vissuto in equilibrio precario tra coraggio e solitudine.

La tappa campana assume un valore particolare all’interno della tournée nazionale, che ha registrato in molte città un’adesione significativa del pubblico e una forte partecipazione emotiva. L’arrivo a Quarto si inserisce in questo percorso come occasione di incontro con un territorio sensibile ai temi della legalità e della partecipazione civica. Il teatro si trasforma in agorà contemporanea, spazio in cui l’esperienza individuale incontra la coscienza collettiva e l’ascolto diventa gesto condiviso.
La serata del 20 febbraio si preannuncia dunque come un appuntamento capace di coniugare spettacolo e riflessione, memoria e responsabilità. Quando le luci si abbasseranno, resterà la percezione di aver assistito a un racconto che supera i confini della scena per interrogare il presente. In quel silenzio finale, la domanda sul valore della verità continuerà a vibrare con discreta intensità, accompagnando il pubblico oltre la soglia del teatro.






