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Sora – Il telefono che vibra in continuazione, ad ogni ora del giorno e della notte. Sullo schermo, un fiume di messaggi scellerati: minacce di morte, dettagliate promesse di violenza e persino l’incubo di un sequestro di persona. Per un noto imprenditore edile di Sora, gli ultimi mesi si erano trasformati in una prigione a cielo aperto. Un clima di terrore alimentato ad arte da chi, invece di aiutarlo, si era presentato come il suo unico “salvatore”.
Al centro della vicenda una coppia di quarantenni, ora finita nella rete delle forze dell’ordine con l’accusa di aver estorto all’uomo ben 110mila euro.

Il meccanismo messo in piedi dai due era cinico e ben collaudato. Facendo leva sulle paure della vittima, la coppia si era offerta di garantirgli “protezione” da fantomatici criminali che lo prendevano di mira. Vantando legami con ambienti della malavita, i due garantivano che, dietro il pagamento di congrue somme di denaro, avrebbero fatto da scudo protettivo.
Un ricatto psicologico ed economico asfissiante: da una parte le continue minacce via chat che spaventavano a morte l’imprenditore, dall’altra la presunta intermediazione della coppia, pronta a riscuotere cifre sempre più alte per mantenere la promessa di stabilità. Una spirale che ha prosciugato i risparmi dell’uomo fino al valore complessivo di 110mila euro.

A mettere un punto definitivo a questo incubo sono stati i provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria. Per i due quarantenni è scattato il divieto di dimora nell’intera provincia di Frosinone, misura richiesta per allontanarli immediatamente dal territorio e spezzare il contatto con la vittima.
Contemporaneamente, gli investigatori hanno dato esecuzione a un sequestro preventivo della somma di 110mila euro, bloccando i fondi distribuiti su ben 11 conti bancari riconducibili alla coppia. Un colpo decisivo che restituisce serenità all’imprenditore e fa luce su una vicenda di profonda prevaricazione nel cuore della Ciociaria.






