Terremoto al Consorzio di Bonifica Valle del Liri: rimosso il Direttore Marandola. Ma il “Sistema” resta intatto?

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Domenico Panetta
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di Domenico Panetta 
Un avvicendamento improvviso, una delibera firmata in fretta e furia e troppe ombre che restano a coprire la gestione di uno degli enti più discussi del territorio. Il
Consorzio di Bonifica Valle del Liri cambia guida tecnica: Remo Marandola non è più il Direttore Generale, sostituito da Aurelio Tagliaboschi.

Quella che potrebbe sembrare una normale rotazione amministrativa assume i contorni di un vero e proprio “regolamento di conti” interno, arrivando appena due settimane dopo la nostra inchiesta giornalistica che ha scoperchiato il vaso di Pandora sulle assunzioni nell’ente.

Il “Caso 21”: Operai specializzati assunti e nomi oscurati. Tutto nasce dalla ormai celebre Delibera 283. Solo quindici giorni fa, avevamo denunciato l’assunzione di 21 operai specializzati con una procedura che definire opaca sarebbe un eufemismo: i nomi dei vincitori erano stati sistematicamente oscurati, impedendo qualsiasi controllo pubblico sulla trasparenza dei criteri.

Il polverone sollevato non è rimasto confinato alla nostra inchiesta giornalistica. Il caso è rimbalzato nelle stanze della Regione Lazio e ha dato il via a una pioggia di esposti indirizzati all’ANAC da parte di cittadini e asociazioni(Autorità Nazionale Anticorruzione), chiamando in causa una gestione che molti definiscono come un potenziale caso di “Parentopoli”.

Con la Delibera  del 30- 2/2026: Il Direttore paga, il Commissario resta. La risposta del Consorzio è arrivata con la Delibera n. 30 del febbraio 2026, che revoca l’incarico a Remo Marandola per affidarlo a Aurelio Tagliaboschi. Ma è qui che il quadro si fa paradossale.

 

Delibera  del 30/2-2026

Se la rimozione di Marandola è la diretta conseguenza dell’errore (o dell’orrore) amministrativo commesso con la Delibera 283, sorge spontanea una domanda che attende risposta dai vertici regionali: perché a pagare è solo il Direttore?

Analizzando gli atti, emerge un dato oggettivo:

Remo Marandola (Ex Direttore): Ha firmato la delibera incriminata. Risultato: Rimosso.

Sonia Ricci (Commissario Straordinario): Ha firmato la medesima delibera, validandone l’intero impianto. Risultato: Salda al comando.


Due pesi e due misure: l’ombra della politica

Perché la dottoressa Ricci, che detiene i poteri di indirizzo e vigilanza dell’ente, non è stata sfiorata dal provvedimento? È ipotizzabile che Marandola sia stato individuato come il perfetto capro espiatorio per placare l’opinione pubblica e l’ANAC, salvaguardando però il vertice politico del Consorzio?

Il sospetto di un interesse politico dietro questa disparità di trattamento è più che un’illazione. In un ente commissariato, la responsabilità di atti così impattanti sulla spesa pubblica e sulla trasparenza ricade inevitabilmente su chi rappresenta la Regione. Se la Delibera 283 era illegittima o inopportuna al punto da costare il posto a un Direttore, allora è l’intera catena di comando a essere compromessa.

Costruzioni Laziali

La sostituzione con Tagliaboschi basterà a riportare la legalità e la trasparenza nei corridoi del Valle del Liri, o si tratta solo di un cambio di pedine in un gioco che continua a ignorare il merito?

I fatti, per ora, consolidano i dubbi: un Direttore rimosso dopo un’inchiesta scomoda e un Commissario che resta al suo posto nonostante la firma apposta sugli stessi atti finiti nel mirino. Continueremo a portare avanti la nostra inchiesta giornalistica monitorando gli atti del Consorzio, perché il diritto dei cittadini di sapere chi viene assunto con i soldi pubblici non può essere oscurato da un pennarello nero o da una delibera punitiva dell’ultimo minuto. 

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