- Gabriele Cirilli: «L’80% di ciò che porto sul palco nasce dalla mia vita» - 16 Marzo 2026; 10:04
- Mondragone pronta a ridere: domani arriva “Cirilli & Family” al Teatro Ariston - 13 Marzo 2026; 13:52
- Una Giustizia Uguale per Tutti”: il referendum costituzionale al centro del dibattito civico - 13 Marzo 2026; 12:23
Un monologo che ha trasformato il giornalismo d’inchiesta in coscienza collettiva
A Cinema Teatro Corona è andata in scena l’unica tappa campana della tournée prodotta da El Primero Produzioni
di Carlo Pascarella
Quarto – Un silenzio quasi sacrale ha avvolto la sala quando le luci hanno iniziato lentamente ad attenuarsi, come se la comunità degli spettatori condividesse la consapevolezza di trovarsi dinanzi a un’esperienza che trascende il semplice intrattenimento. La parola, in quell’istante sospeso tra attesa e riflessione, ha assunto la consistenza di un veicolo di coscienza civile, capace di interrogare il presente attraverso la memoria e l’etica del racconto.

La serata si è svolta nel comune di Quarto, in provincia di Napoli, all’interno del prestigioso Cinema Teatro Corona, che ha ospitato il pubblico con atmosfera raccolta e attenta partecipazione emotiva.
Protagonista assoluto è stato Sigfrido Ranucci con il monologo Diario di un trapezista, opera in cui il giornalismo investigativo viene trasfigurato in parabola esistenziale. La narrazione ha disegnato la figura del cronista come funambolo dell’informazione, sospeso tra esposizione al rischio, responsabilità pubblica e dovere di testimonianza veritiera.

L’evento del 20 febbraio 2026 ha assunto un valore peculiare poiché ha rappresentato l’ultima e unica data in Campania della tournée nazionale sostenuta dalla produzione di El PrimeroProduzioni, guidata da Luigi Esposito, la cui regia organizzativa ha coniugato rigore gestionale e sensibilità artistica.
Sul piano drammaturgico, l’opera ha sviluppato con equilibrio la metafora del trapezista come emblema della condizione del giornalismo d’inchiesta contemporaneo. Il racconto ha restituito l’immagine di un professionista costantemente in bilico tra pressione dei poteri, responsabilità sociale e necessità inderogabile di custodire la verità dei fatti, senza cedere a toni retorici o enfasi artificiose.
Particolarmente apprezzabile è stata la sobrietà dell’allestimento scenico, concepito per esaltare la centralità della parola e della dimensione narrativa. La struttura produttiva ha privilegiato tempi drammaturgici calibrati, alternando momenti di maggiore densità emotiva a pause riflessive che hanno consentito al pubblico di interiorizzare i contenuti espressi.
Il pubblico ha accolto lo spettacolo con crescente partecipazione, mantenendo un atteggiamento di attenzione quasi contemplativa durante l’intera rappresentazione. Gli applausi finali hanno suggellato l’esito positivo dell’iniziativa culturale, riconoscendo la qualità di un progetto teatrale capace di unire impegno civile e valore artistico.

Il successo della serata testimonia la maturità di una proposta scenica che rifiuta la spettacolarizzazione fine a se stessa per concentrarsi sulla forza persuasiva della narrazione. L’incontro tra il linguaggio giornalistico e la dimensione teatrale ha prodotto un risultato espressivo di notevole spessore culturale, capace di parlare tanto alla ragione quanto all’emotività dello spettatore.
Nel lento svanire dell’ultimo eco di scena resta l’immagine di un teatro che non si limita ad intrattenere, ma sceglie di farsi spazio di interrogazione morale. In un’epoca dominata da flussi informativi frenetici e talvolta disorientanti, la rappresentazione ha ricordato che la ricerca della verità richiede ancora coraggio, disciplina intellettuale e quella forma sottile ma tenace di resistenza civile che solo la parola consapevole può custodire.






