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I raggiri colpiscono Napoli, Caserta e altre aree d’Italia: analisi completa del fenomeno, cause strutturali, evoluzione e possibili rimedi secondo l’esperto.
di Carlo Pascarella
In molte province italiane, da Napoli e Caserta fino a Milano, Genova e Ferrara, il fenomeno delle frodi assicurative viene registrato con frequenza significativa. Tali episodi generano costi aggiuntivi e minano la fiducia dei cittadini nel sistema, alimentando un circolo vizioso tra premi elevati, inefficienze strutturali e comportamenti illeciti. Il fenomeno richiede analisi scientifiche, strumenti di prevenzione e un coordinamento tra istituzioni, compagnie assicurative e cittadini. In quest’intervista, il professor Antonio Coviello, ricercatore del CNR e docente universitario di marketing assicurativo a Napoli, offre una visione approfondita e articolata sulle cause, l’evoluzione e le prospettive future delle frodi assicurative.

Quali fattori strutturali rendono alcune aree italiane più vulnerabili alle frodi assicurative?
«La vulnerabilità di certi territori deriva da diversi fattori concomitanti. Zone come Napoli e Caserta, ma anche alcune province del Nord, presentano una distribuzione disomogenea delle forze assicurative. Sebbene le frodi incidano mediamente poco più del 2% a livello nazionale, in alcune aree assumono dimensioni rilevanti. Premi assicurativi elevati, spesso insostenibili per le famiglie, generano un desiderio di compensazione nel caso di sinistri, soprattutto quando il servizio percepito non appare proporzionato al costo sostenuto. In aggiunta, la presenza di organizzazioni criminali strutturate trasforma la frode in un business consolidato, creando reti organizzate capaci di operare con efficienza e professionalità. Tuttavia, la responsabilità non è esclusivamente esterna: anche alcune compagnie, per ragioni economiche o di praticità, possono liquidare sinistri sospetti senza approfondire, scaricando così i costi sui cittadini rispettosi delle regole. Questo meccanismo crea un incentivo involontario alla persistenza delle frodi.»

Si è osservata un’evoluzione del fenomeno nel tempo? Le frodi si sono tecnologicamente professionalizzate?
«La tecnologia ha trasformato radicalmente il controllo dei sinistri. Fino a vent’anni fa, era possibile che un singolo testimone comparisse centinaia di volte in un anno senza che ciò fosse rilevato. Oggi, sistemi digitali, incroci di dati e banche dati centralizzate rendono simili comportamenti molto più difficili da realizzare. Tuttavia, le stesse innovazioni tecnologiche vengono talvolta impiegate dalle reti criminali per creare sinistri inesistenti o amplificarne l’entità. L’intelligenza artificiale e strumenti di analisi possono infatti essere utilizzati per falsificare documenti, moltiplicare testimonianze e manipolare statistiche, generando un livello di sofisticazione crescente. Per questo motivo, il controllo richiede un impegno congiunto tra compagnie assicurative, uffici peritali e autorità giudiziarie, non limitandosi alle singole iniziative isolate.»

Come vengono affrontati i sinistri sospetti dalle compagnie assicurative?
«Spesso le compagnie, per motivi economici, preferiscono pagare sinistri anche quando presentano segni sospetti di frode, poiché dimostrare il contrario comporterebbe costi maggiori rispetto al risarcimento stesso. Questa strategia, seppur comprensibile dal punto di vista operativo, contribuisce involontariamente alla diffusione delle frodi. Si tratta di un fenomeno che richiede una revisione dei processi interni delle compagnie, con maggior attenzione alla prevenzione e a misure deterrenti efficaci.»
Quale ruolo possono avere università, scuole e media nella prevenzione delle frodi?
«La diffusione della cultura assicurativa e della legalità può sensibilizzare i cittadini, ma da sola non basta. Senza premi equi, controlli rigorosi e sistemi di prevenzione efficaci, l’impatto rimane limitato. L’assicurazione, essendo un meccanismo di condivisione del rischio, subisce distorsioni quando il rispetto delle regole viene meno, con conseguenze economiche per chi agisce correttamente. Viene rilevato che iniziative educative e informative possono supportare comportamenti virtuosi, ma non sostituiscono interventi strutturali. Le mancate riforme in oltre vent’anni dimostra come la complessità del fenomeno richieda un approccio organico, dove cultura, informazione e strumenti economici si integrino.»

Guardando al futuro, quali strategie possono ridurre le frodi? Tecnologia, repressione o cambiamento culturale?
«Un approccio integrato appare indispensabile. Tecnologie come scatole nere, sistemi di sorveglianza e monitoraggio dei veicoli possono ridurre drasticamente i sinistri falsi e migliorare la tracciabilità dei danni. L’abbassamento dei premi assicurativi genererebbe un effetto virtuoso, riducendo la tentazione di gonfiare i sinistri per recuperare parte dei costi percepiti come ingiusti. Tuttavia, la prospettiva più efficace resta il cambiamento culturale. Quando il sistema viene percepito come equo e trasparente, il rispetto delle regole diventa naturale. L’educazione, la formazione e la responsabilità collettiva sono quindi strumenti fondamentali, in grado di trasformare il comportamento dei cittadini e limitare le frodi sul lungo periodo.»
Esistono conseguenze indirette di comportamenti illeciti, come l’uso di veicoli con targhe straniere?
«L’utilizzo di auto immatricolate all’estero, come Polonia o Bulgaria, comporta una perdita diretta di premi assicurativi, imposte, revisioni e tasse di circolazione. Questo fenomeno accentua i danni economici per lo Stato e riduce l’efficacia complessiva del sistema assicurativo, evidenziando come comportamenti individuali illeciti possano generare effetti sistemici, danneggiando l’intera collettività.»
In conclusione, emerge un quadro complesso e stratificato: le truffe assicurative non rappresentano solo un problema economico locale, ma un sintomo di inefficienze sociali, culturali e istituzionali più ampie. La prevenzione richiede interventi coordinati tra tecnologia, controllo, informazione, educazione e cultura della legalità. Solo un approccio organico e strutturato può interrompere il circolo vizioso tra premi elevati e comportamenti illeciti, restituendo fiducia al sistema assicurativo e tutela ai cittadini rispettosi delle regole.
In ultima analisi, la questione delle frodi assicurative invita a riflettere su un principio fondamentale: la giustizia e l’equità non possono limitarsi a strumenti tecnici o regolamenti, ma richiedono una responsabilità collettiva e una consapevolezza diffusa, senza le quale ogni riforma rischia di rimanere parziale e inefficace.






