UEPE di Avellino: quando il disagio diventa sistema

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Redazione Dossier Quotidiano
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Avellino – All’UEPE di Avellino il problema non è più solo il freddo negli uffici, ma una gestione che appare sempre più distante dai principi di trasparenza, rispetto e tutela dei diritti dei lavoratori.

Da mesi il personale è costretto a svolgere le proprie mansioni in condizioni ambientali inadeguate, con termosifoni non funzionanti o accesi in modo discontinuo, senza alcuna comunicazione ufficiale, senza atti formali, senza spiegazioni chiare. Un disagio che non può essere liquidato come un inconveniente tecnico, perché si inserisce in un quadro più ampio di approssimazione e disorganizzazione.

Ciò che colpisce maggiormente è il silenzio. Nessuna informativa preventiva, nessuna assunzione di responsabilità, nessun confronto reale con i lavoratori. Le decisioni sembrano calare dall’alto, prive di trasparenza e sottratte a ogni forma di controllo. In un ufficio pubblico questo non è solo inaccettabile: è grave.

Lavorare al freddo significa mettere a rischio la salute, ma soprattutto significa subire una compressione dei propri diritti fondamentali. La normativa in materia di sicurezza sul lavoro parla chiaro, così come i contratti collettivi. Eppure, all’UEPE di Avellino, tali tutele sembrano diventare opzionali.

Il problema, però, non si esaurisce nei termosifoni. È l’intera gestione dell’ufficio a destare preoccupazione: segnalazioni ignorate, criticità minimizzate, assenza di programmazione e una totale mancanza di trasparenza nei processi decisionali. Un modo di operare che alimenta sfiducia, frustrazione e un clima lavorativo sempre più deteriorato.

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Un’amministrazione pubblica non può permettersi di trattare i lavoratori come un dettaglio secondario. Chi opera ogni giorno al servizio della collettività ha diritto a condizioni di lavoro dignitose, chiare e rispettose. Quando questo non accade, la denuncia diventa non solo legittima, ma necessaria.

Il rischio, altrimenti, è che il disagio diventi normalità e l’approssimazione un metodo. E a pagarne il prezzo, come sempre, non saranno solo i lavoratori, ma anche i cittadini.

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