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Di Prof . Mario Costa
Le ricorrenze a numeri pari, come si sa, esercitano una particolare attrattiva. Ma forse non è stato quel tondo “XL”, quarantesimo in numero romano, a spingermi a non mancare, quest’oggi, l’appuntamento in sala degli Abati, presso la Curia, alla tradizionale cerimonia di assegnazione del Premio “Vincenzo Golini Petrarcone” allo studente più meritevole del liceo “Carducci” dello scorso anno scolastico. Premio dato alla brillante studentessa Giorgia Russo.

No, non è stato quel banale numero pari: è stato qualcosa di molto più forte, di cui ho avuto conferma mentre Peppino Petrarcone, il figlio, ex sindaco del quale sono stato vice sindaco, nel suo bell’intervento parlava del papà Vincenzo, tratteggiandone gli aspetti professionali e soprattutto quelli umani, di uomo, di padre, di politico, di persona illuminata. Sì, è stato il ricordo vivo di questa persona, sempre presente nel patrimonio dei miei ricordi, da me conosciuta e ammirata in anni lontani, a spingermi ad essere presente all’odierno appuntamento.
Si era fine anni Settanta, inizi Ottanta, quando, giovane allora, ebbi il privilegio di essere “collega” di consiglio comunale dell’avvocato Vincenzo Golini Petrarcone, navigato politico del partito Liberale, pur se in campi opposti in una opposizione chiamata a misurarsi con una maggioranza assoluta di democristiani, non tutti di buona “fattura”. Pur dalla distanza politica, a quel tempo incolmabile, fu per me impareggiabile esempio di eleganza: nei modi di essere anzitutto, e nel modo di porsi anche verso l’avversario. Pur nell’asprezza dei dibattiti mai lo si vide adirarsi né scendere talvolta a quei bassi livelli così consoni a molti dei nostri esponenti politici contemporanei. A tal proposito conservo un amorevole suo richiamo, per una mia reazione “fuori le righe” per la scorrettezza di un amico collega dell’opposizione. Colsi in quel richiamo (“Mario, ti sei lasciato un po’ andare”, così mi disse, sorridendomi), nel modo e nel tono di quel richiamo, il consiglio di una persona che mi voleva un po’ di bene. Più volte me ne sono servito nell’agone politico di quella “lezioncina” per correggere impulsi che spingevano in direzioni sbagliate. Un prezioso insegnamento di un “signore”, che eccelleva per signorilità.
Ebbi il privilegio di prendere la parola per il mio gruppo di appartenenza, il Pci, allora, in una rievocazione della sua persona in consiglio comunale, qualche mese dopo la sua morte, e ricordo di aver detto di Vincenzo Golini Petrarcone che lo avremmo ricordato per la sua signorilità, per il suo fare sempre cortese, ma anche per quello sguardo mite che trasmetteva tanta serenità. Non esageravo. Quest’oggi, quel ricordo bello, di una bella persona, vivo, si è riaffacciato in maniera nitida, trasmettendo in me la nostalgia di un bel tempo andato.
Di Prof. Mario Costa






