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Si chiude nel silenzio di una casa a Colle d’Arba l’ultimo capitolo della vita di Pietro Gugliotta, 65 anni, ex agente di polizia e volto noto della cronaca giudiziaria italiana per il suo ruolo nella Banda della Uno Bianca. La notizia, rimasta riservata per diversi mesi, è emersa solo recentemente: Gugliotta si è tolto la vita lo scorso gennaio, impiccandosi nell’abitazione in provincia di Pordenone dove risiedeva con la seconda moglie.

Gugliotta non era un nome qualunque nel panorama criminale degli anni novanta. Fu arrestato il 25 novembre 1994, proprio mentre si trovava in servizio alla centrale operativa della Questura di Bologna. All’interno dell’organizzazione guidata dai fratelli Savi, egli rappresentava uno dei principali gregari. Per il suo coinvolgimento fu condannato a una pena di diciotto anni di reclusione per i reati di rapina e supporto logistico, sebbene non fosse stato riconosciuto colpevole degli omicidi materiali. Il suo contributo fu comunque considerato fondamentale per l’attività della banda che, tra il 1987 e il 1994, causò 24 morti e oltre 100 feriti tra l’Emilia-Romagna e le Marche.

Dopo aver scontato quattordici anni nel carcere della Dozza, Gugliotta era tornato in libertà nel luglio del 2008. In Friuli sembrava aver costruito una nuova e stabile quotidianità, lavorando presso una cooperativa dedita al reinserimento degli ex detenuti, impiego che aveva mantenuto fino al pensionamento avvenuto circa un anno fa.
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Il tragico gesto è giunto in un momento di rinnovata attenzione mediatica e giudiziaria sulla vicenda. La Procura di Bologna ha infatti riaperto le indagini sui crimini della banda per fare luce su possibili zone d’ombra mai chiarite. Secondo quanto riportato dalle cronache, l’ex poliziotto era a conoscenza di questa nuova inchiesta e aveva accennato alla possibilità di essere nuovamente convocato dai magistrati, nonostante non gli fosse ancora arrivata alcuna citazione formale.

Data la caratura del personaggio e il peso dei suoi trascorsi, il ritrovamento del corpo ha attivato immediatamente protocolli investigativi molto rigorosi. I Carabinieri e la Polizia Scientifica hanno effettuato rilievi minuziosi nell’abitazione per escludere il coinvolgimento di terze persone. Le fonti investigative hanno infine confermato che si è trattato di un atto di autolesionismo senza alcun elemento anomalo. Il fascicolo è stato quindi archiviato come suicidio e, dopo le esequie, la salma è stata cremata. La notizia della sua scomparsa riemerge proprio mentre le recenti interviste ai protagonisti di quella stagione criminale tornano a scuotere l’opinione pubblica, confermando come l’eredità della Uno Bianca sia ancora una ferita aperta.






