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L’editoriale del direttore – La voce scomoda
C’era una volta il self-made man, la favola del merito, l’epopea di chi partendo dal nulla scala le vette della società. Poi c’è Ursula von der Leyen, raccontata dalla narrazione d’ordinanza come la supermamma medico con sette figli al seguito, prestata quasi per caso alle vertigini delle istituzioni. Un quadretto idilliaco, perfetto per le brochure patinate di Bruxelles, se non fosse per un piccolo dettaglio: Ursula non ha scoperto l’Europa da adulta. Ci è nata dentro. Letteralmente, nello stesso identico anno in cui l’Europa muoveva i suoi primi passi burocratici.
L’8 ottobre 1958, mentre i Trattati di Roma muovevano i primi passi, a Bruxelles non nasceva una cittadina qualunque. Nasceva la figlia di Ernst Albrecht. Chi era costui? Un semplice cittadino? Macché: uno dei primissimi alti funzionari della neonata Comunità Economica Europea, nonché uno degli inventori delle regole del Mercato Comune. Insomma, mentre i cittadini europei cercavano di capire cosa fosse questa nuova entità, in casa Albrecht le norme comunitarie si mangiavano a colazione insieme ai cereali.

A soli 37 anni il babbo era già sul tetto della burocrazia europea, prima di transitare con disinvoltura verso i vertici dell’industria e poi accomodarsi per ben 14 anni sulla poltrona di governatore della Bassa Sassonia. In questa gaudente dinastia il potere non è mai stato una conquista faticosa passata attraverso il consenso popolare: è sempre stato un bene di famiglia, entrato dalla porta di servizio di chi scrive le norme al riparo dai riflettori e lontano dalle fastidiose urne elettorali.

Sia chiaro: nessuna corona, nessun trono ereditario. Siamo pur sempre in una sedicente democrazia. C’è qualcosa di molto più raffinato e moderno: l’ereditarietà delle rubriche telefoniche, dei salotti giusti e delle porte che si spalancano da sole al solo pronunciare il cognome. Una sola famiglia c’era al momento della posa della prima pietra dell’Europa burocratica, con il padre alto funzionario, e la stessa identica famiglia si ritrova oggi al comando, con la figlia insediata al vertice della Commissione.
Ecco a voi le vere élite europee. Non portano mantelli né stemmi araldici: si muovono con il passo felpato dei tecnocrati e frequentano i palazzi dove le regole vengono scritte prima ancora che qualcuno possa persino sognarsi di votarle. E allora la domanda, sgradevole quanto inevitabile, sorge spontanea: quante delle persone che oggi decidono ogni singolo dettaglio della nostra vita quotidiana sono lì perché le abbiamo liberamente scelte noi, e quante semplicemente perché in quelle stanze ci erano già nate accanto?






