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Frosinone e Latina chiedono l’ingresso, ma Roma e Bruxelles alzano un muro. Tra promesse, colpi di scena parlamentari e il timore di un declino industriale, la politica si spacca.
Cassino (FR) – Quella per la Zona Economica Speciale (ZES) Unica del Mezzogiorno si sta rivelando una vera e propria “guerra di confine” che vede il Lazio Meridionale combattere con le unghie e con i denti per non restare tagliato fuori da un treno di agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative vitali per la sua economia.

La ZES Unica, istituita dal Decreto Sud (D.L. 19 settembre 2023, n. 124, convertito in L. n. 162 del 13 novembre 2023) e pienamente operativa dal 1° gennaio 2024, ha unificato le precedenti ZES regionali e interregionali, includendo Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Obiettivo: attrarre investimenti con forti incentivi.
La “Cortina di Ferro” di Roma
Mentre le regioni del Sud godono di un regime speciale e si è arrivati a ipotizzare persino l’ingresso di Marche e Umbria (con un disegno di legge d’urgenza del 4 agosto 2025 e una spesa per il Mezzogiorno di 2,2 miliardi per il 2025), le province di Frosinone e Latina rischiano di restare geograficamente accerchiate da territori come la Campania e il Molise, beneficiari diretti.
Il nodo cruciale risiede in un cavillo normativo: il Lazio, classificato come regione “più sviluppata” a causa del peso economico della capitale Roma, non rientra nei criteri europei stabiliti dal decreto legge n. 91/2017 (Governo Gentiloni) per l’accesso agli aiuti di Stato concessi alle regioni “meno sviluppate o in transizione”. Un vincolo che, come confermato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in risposta ad una missiva al Sindaco di Cassino Enzo Salera il 25 settembre, esclude temporaneamente l’accesso diretto alla ZES per il basso Lazio, pena una procedura d’infrazione europea.

La Mobilitazione e il Tentativo Politico
Di fronte a questo “no” tecnico, il territorio si è mosso in modo compatto esaminiamo cosa è accaduto :
11 agosto: L’Amministrazione di Cassino invia una “lettera aperta” alla Ministra Maria Elisabetta Casellati per perorare la causa del Lazio Meridionale.
18-19 agosto: Il Sindaco Salera convoca la Consulta dei Sindaci del Cassinate. Ben 19 primi cittadini firmano un documento a sostegno dell’ingresso nella ZES.
21 agosto: Salera invia una missiva ufficiale a nome di tutti gli amministratori locali al Presidente Meloni.
2 ottobre: Il Ministro Casellati telefona al Sindaco Salera, comunicando l’attivazione del Senatore Claudio Fazzone (Forza Italia) per presentare un emendamento parlamentare volto a estendere i benefici ZES alla provincia di Frosinone.
Nel frattempo, la Regione Lazio, secondo il Consigliere Daniele Maura (FdI), sta lavorando a una soluzione che sfrutti la prossima legge su Roma Capitale e sta finalizzando la Zona Logistica Semplificata (ZLS), che però è ritenuta da molti, come il Presidente di Unindustria Lazio, una misura non sufficiente e non risolutiva.
Il Clamoroso Ribaltone in Commissione Bilancio
La vera doccia fredda è arrivata il 15 ottobre in Commissione Bilancio al Senato. Nonostante le rassicurazioni, gli emendamenti a sostegno del basso Lazio non hanno trovato convergenza all’interno della maggioranza.
Forza Italia ha ritirato i propri emendamenti sulla ZES.
La Lega ha portato al voto un emendamento per l’estensione del credito d’imposta ZES, ma è stato bocciato (solo 6 voti a favore, provenienti dall’opposizione e dalla Lega stessa).
Il voto contrario di Fratelli d’Italia e Forza Italia è dovuto probabilmente alla presentazione di un nuovo emendamento che mirava a escludere le sanzioni di Bruxelles.
Una spaccatura che ha fatto gridare all’ostruzionismo, con il deputato della Lega Nicola Ottaviani che ha accusato FdI e FI di aver votato contro e il Consigliere regionale Sara Battisti (PD) che ha criticato il Governo per l’esclusione.

ZLS e 100 Milioni: la Magra Consolazione
In attesa di sviluppi, restano in campo due misure alternative:
I 100 milioni di euro stanziati il 19 maggio 2025 a favore del Consorzio industriale del Lazio per le aree di crisi, di cui 40 milioni destinati alla provincia di Frosinone (20 milioni per l’area ex Cosilam e 20 milioni per l’area ASI).
L’impegno della Presidente Meloni per una soluzione alternativa, specificamente mirata alle aree di crisi industriali, che pur non chiamandosi ZES, dovrebbe passare al vaglio della Commissione Europea per garantire attrattività agli investitori.

Come sottolinea il Consigliere di maggioranza Fabio Vizzacchero, la preoccupazione è che il comparto industriale locale, già in crisi, si troverà in forte svantaggio competitivo rispetto alle imprese di Abruzzo, Molise e Campania, limitrofe ma dotate di agevolazioni fiscali maggiori.
La “magra consolazione della ZLS – continua Vizzacchero- e dei 20 milioni” non basta. La speranza è che il buon senso e il senso di responsabilità prevalgano per garantire al basso Lazio uno strumento economico all’altezza della crisi, magari attraverso una “ZES straordinaria” o una revisione straordinaria dei criteri di classificazione di Bruxelles, la cui validità scade nel 2027.
In parallelo, i consiglieri di opposizione al Comune di Cassino hanno chiesto un Consiglio Comunale straordinario proprio per discutere della ZES. Questa mossa ha sollevato polemiche interne, poiché l’opposizione ignora di fatto sia la risposta già arrivata da Meloni al Sindaco Salera, sia il fatto che ad escludere il basso Lazio dalla ZES è di fatto il Governo di centrodestra in carica a livello nazionale, vincolato dai criteri europei.






