Campi Erba sintetica dannosi lo afferma la Commissione Europea

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Domenico Panetta
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I campi in erba sintetica sono dannosi per la salute. Ad affermarlo è la Commissione europea, che ha stabilito come, nel giro di otto anni, tutti gli impianti dovranno essere dismessi. L’obiettivo dell’Europa è quindi arrivare al 2030 senza campi in erba sintetica ed il motivo sarebbe proprio la salvaguardia della salute degli atleti, oltre a quella del pianeta. Dannosi, in particolare, sarebbero proprio i fili d’erba che costituiscono i terreni di gioco. Essi sono composti in polietilene o polipropilene, mantenendosi in posizione verticale grazie a sabbia o granuli elastici, che se da una parte ammortizzano i movimenti e favoriscono la resistenza, dall’altro rilasciano nell’aria un preoccupante quantitativo di microplastiche. E proprio queste particelle di materiale plastico sono considerate una minaccia non solo per la salute dei giocatori ma anche per l’ambiente. Questa rivoluzione è quindi destinata a colpire anche l’Italia. Report della Figc certificano come i campi da calcio di questo genere nel nostro Paese siano 2954, pari al 22% del totale (13249). Fino al 2030, data fissata dalla Ue per ridurre del 30% le emissioni, l’Italia va incontro ad un periodo di transizione in cui verranno varate alternative più sostenibili, ma rimangono gli interrogativi per i tanti impianti che attualmente si servono dell’erba sintetica.

Il sintetico offre costi molto minori di quella naturale, anzitutto a livello di manutenzione, e non è dato ancora sapere come molti imprenditori, e quindi le tante società dilettantistiche ed amatoriali italiane, reagiranno alle direttive dell’Europa. L’erba sintetica non sarà l’unico prodotto messo al bando dall’Europa, che nella propria lista ha anche glitter e alcuni tipi di detergenti e giocattoli. L’obiettivo delle nuove direttive, secondo le prime stile, è quello di ridurre il rilascio nell’ambiente di oltre mezzo milione di microplastiche. A tal proposito monta il dissenso ed il clamore contro le direttive continentali di questo tipo, da una parte a causa del fatto che i costi di rimodulazione industriale in chiave ecocompatibile non figurano nulli o sganciati da prestiti ed interesse, dall’ altra a causa delle scoperte divenute virali che allegano i costi di manutenzione estremamente piu’ alti per le vetture totalmente elettriche. Addirittura un utente lamentava che il costo per la sostituzione di una batteria elettrica della propria Tesla, si aggirava sui sedicimila Euro. Tale criterio secondo gli scettici, coinvolgerebbe anche il settore immobiliare e produttivo, teleologico cosi’ di un immane rastrellamento di opulenza individuale, di una depauperazione ulteriore degli indigenti. Infine di un passaggio di proprieta’ per industrie e magioni, verso le banche che erogano i prestiti che servirebbero ad efficientarle. Inoltre questa palingenesi globale sotto le “spoglie” dell’ecologia, provocerebbe un indebitamento complessivo di tutta l’umanita’, gia’ odiernamente indebitata e non in grado di ammortare i prestiti. A tutto cio’ si aggiunge il lavoro di piccoli editori e produttori video che attestano quanto lo smaltimento di tutto l’armamentario che attiene al Green Deal, sia di gran lunga piu’ esoso degli altri materiali, piu’ nocivo dell’ambiente; ancora il mero materiale elettrico, ad esempio risulta meno efficiente, estremamente meno diffuso, e correlato a tecnologie proprietarie. Di conseguenza si e’ visto, a scanso di svarioni che non si intendono commettere in questo editoriale anche perche’ si riportano esternazioni dei proprietari di tali mezzi, quanto Tesla abbia un’effettiva autonomia di quasi la meta’ dei chilometri dichiarati, se messa a regime. Gli impianti di ricarica impiegano almeno mezz’ora per rivitalizzare la batteria ma sono sporadici, devono essere esclusivamente Tesla e non ammettono adattatori verso altre aziende.

Secondo un sondaggio europeo, circa la meta’ degli acquirenti di auto elettriche sono delusi e si apprestano a tornare ai motori endotermici. Frattanto e’ fallita una dutta nordeuropea specializzata nella produzione di camion elettrici, e l’utilizzo urbano di monopattini di tal guisa, si attesta in calo. Non si puo’ negare comunque, che la tecnologia della mobilita’ elettrica sia una realta’ consolidata tuttavia, come affermato da Trump, e’ opportuno lasciare ai cittadini liberta’ di scelta fra elettrico ed endotermico, rendendo capillari le stazioni di ricarica, universali, estremamente veloci ed ugualmente sicuri, i mezzi, rispetto alle auto tradizionali. Infatti in caso di incidenti esiziali, le auto a batteria esplodono con una potenza superiore alle macchine termiche, bruciando in maniera molto piu’ perniciosa, forte, i passeggeri e l’ambiente circostante.

Foto di jason charters Unsplash