L’aereo del popolo e le lacrime di coccodrillo

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Domenico Panetta
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La voce scomoda del direttore
«Continuate pure a sguazzare nella vostra ignoranza, tanto per voi la miseria mentale è gratis!» (…direbbe il Principe Antonio de Curtis, in arte Totò, aggiustandosi il colletto e regalando un’occhiata di puro disprezzo alla platea).

Prendete le edizioni straordinarie degli ultimi giorni, le polemiche da bar sui social network e il solito festival della retorica bipartisan. Alessandro Di Battista, mentre si trova a Cuba per un reportage, accusando forti dolori, si accascia e finisce in un letto d’ospedale in condizioni severe. La diplomazia fa il suo mestiere, il governo mette a disposizione la procedura d’emergenza prevista dalla legge per il rientro e parte il riflesso condizionato della gazzarra: “Ecco il privilegiato della casta che usufruisce del volo di Stato a spese dei contribuenti!”  

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Peccato che, per una volta, basterebbe prendersi il disturbo di sfogliare la legge anziché abbaiare al microfono. La direttiva parla chiaro: il volo sanitario dell’Aeronautica Militare non viene inviato perché ti chiami Di Battista, Rossi o Brambillae, ma quando c’è una situazione clinica critica in cui un cittadino rischia la pelle e non può salire su un normale volo commerciale. È una misura che viene attivata centinaia di volte l’anno per neonati in pericolo di vita, persone che necessitano di trapianti urgenti o turisti rimasti vittime di gravi malori all’estero.

La vera ironia di questa vicenda sta nel cortocircuito che ne è seguito. “Dibba”, coerente fino al midollo con la sua narrazione anti-casta, dal suo letto d’ospedale ha declinato la disponibilità del mezzo di Stato per rientrare con una soluzione privata o tramite assicurazione. A quel punto si è assistito al capolavoro dei suoi storici detrattori: quelli che fino a un minuto prima urlavano allo “spreco di Stato per l’ex grillino” si sono subito risentiti per il suo “rifiuto ideologico”, mentre Tajani lo chiamava per mostrarsi “combattivo” e bipartisan.

Restano così due sole certezze sulla pista di decollo. La prima è che in Italia l’odio di fazione riesce a intossicare persino la barella di un ospedale. La seconda è che mentre la politica fa il suo solito teatrino, le regole della democrazia — ogni tanto — ricordano che la vita di un cittadino in pericolo vale uguale per lo Stato, indipendentemente dal fatto che abbia in tasca un tesserino parlamentare, un passaporto da reporter o semplicemente la carta d’identità di un contribuente.

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